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Talking about #NoExpo: la comoda infondatezza dell’ideologia poltronara

noexpoUn uggioso pomeriggio di un primo maggio milanese, raccontato dal nostro inviato sul posto. Che si è posto delle domande, e si è dato delle risposte, mentre TgCom acchiappava click.
di Benedetto Lamacchia Acito


Caro italiano ti scrivo. No, non mi rivolgo a tutti gli italiani, ma a ciascuno di voi inteso come persona cogente e indipendente dalla massa informe in cui vogliono inglobarvi.

Caro italiano, che te ne stai lì spalmato sul divano a goderti il sano frutto della tua alienazione quotidiana, devo darti una brutta notizia: i telegiornali non sono la Bibbia. No, il notiziario serale del TG1 non è dettato da Dio tramite l’arcangelo Gabriele, e nemmeno il TG di LA7, e nemmeno – udite udite – il TG3. Quello semmai è farina del sacco della salma di Lenin.
Lo so, è dura anche per me accettare la realtà per come mi si è parata davanti, nel primo pomeriggio di questo uggioso primo maggio milanese, ma tant’è. Continua a leggere

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Maccio Capatonda Happened

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What happened? Quando tra vent’anni rideremo per le stesse battute, e fondamentalmente sapremo ridere di noi stessi, sapremo spiegarci perché. A quarantott’ore dall’attesissimo finale di stagione di ‘Mario’, tre contributi individuali e accorati sul perché è impossibile essere nati nei late 90s e non dirsi capatondini.
di Redazione


La fine della teenage, la fine di Mario
di Francesco Lisanti

Questo è il pezzo sulla fine della teenage che non ho mai scritto.
La teenage, lo scrivo per mia madre che mi legge sempre e con l’inglese non è molto fluent, è il periodo della vita che inizia con i tredici anni e finisce dopo i diciannove, numeri che in lingua inglese recano la desinenza –teen, appunto. La mia teenage è iniziata nel novembre 2007 ed è finita qualche giorno fa.
Ho realizzato del salto generazionale che il mio recente ventesimo compleanno avrebbe comportato leggendo Cristiano De Majo.

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Un Materano alla Manifestazione della Lega

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Il 18 Ottobre il corteo «Stop Immigrazione» organizzato dalla Lega Nord (ma aperto a tutti) ha marciato su Milano per poi confluire in Piazza Duomo.
A ricucire lo strappo tra l’«Italia di Merda» e il «Prima gli Italiani» (qualcosa del genere) abbiamo mandato chi di bandiere in piazza sentiva la mancanza.
di Benedetto Lamacchia Acito

Arrivo a Piazza Duomo che sta ancora parlando Bossi. Siamo all’imbrunire, e tra un errore di valutazione e l’altro sono in un ritardo che solo un terrone alla manifestazione della Lega si può concedere.

Dicevo, arrivo che sta ancora parlando l’Umbertone. Il lettore attento mi obietterà: ma come, parla ancora?
Ecco, non è che parla, mormora, più propriamente, mormora al microfono, e potrebbe dire qualunque cosa, perché nessuno riesce né si sforza di capirci qualcosa. Alcuni si guardano i piedi imbarazzati; i più parlottano o semplicemente si limitano a volgere lo sguardo altrove, verso i tempi che furono: Pontida, la secessione, la sorgente del Po… Continua a leggere

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Certe biondine del 58 barrato non torneranno più

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Di come l’atmosfera vittimista e personalista che intride il mondo dei sòcial ci priverà progressivamente dell’ultimo baluardo del Sehnsucht digitale, dell’ultima avanguardia a difesa dell’amore pigro e imbranato, e di tutta la deliziosa umanità che ci ha regalato. Delle pagine Spotted, nostalgia canaglia.
di Francesco Lisanti

Era l’estate del miafarrowismo, trascinato alle sue estreme conseguenze («Hey, when seas will cover lands and when men will be no more, don’t think you can forgive you» – l’apoteosi, poi cos’altro?).
Era l’estate in cui il delirio isterico passava dallo status di paraculata a quello di risposta brillante, quella in cui il passivo-aggressivo valeva sempre: che tu fossi escluso dalle convocazioni per il Mondiale, che tu manifestassi ripetutamente e in prima serata la tua inettitudine, che ti cancellassero (non: censurassero) un articolo pubblicato per GQ.
Era l’estate in cui se ti toglievano la conduzione della Domenica Sportiva sceglievi l’understatement, nessuna polemica, che decida l’azienda. Solo poi ti limitavi a far notare, con discrezione, che quella che avevano preso al posto tuo aveva i denti rifatti (<3).
Era l’estate in cui, senza farci troppo caso, stavamo irrimediabilmente prendendo le distanze culturali dal piu grande non-fenomeno della recente storia dell’internèt: le pagine Spotted.
Uno strappo che mi duole. Continua a leggere

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La verità, vi prego, sul NekNominate

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Del perché il NekNominate sia stato esaltante solo per le redazioni online dei quotidiani, per i quarantenni che hanno scoperto i social, per quelli che benpensano. E del come la mia generazione (quella dei siti Paid To Click) ne abbia approfittato facilmente.
di Francesco Lisanti

Quando penso alle piaghe da social network, ho sempre in mente più un certo tipo di quarantenni, che un certo tipo di sedicenni.
Mio malgrado, una tendenza abbastanza consolidata nel mondo della comunicazione costringe a stare sul pezzo, e il volume di traffico dati che stiamo sprecando per parlare del NekNominate è inevitabilmente destinato a confluire in una serie di considerazioni più o meno interessanti (di cui tra l’altro, sul web pensato e scritto in italiano, non v’è traccia).

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