Fútbol, Racconti Mondiali

Il potere dell’eleganza

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A ventisei anni, il compito di guidare la Croazia nella partita inaugurale del Mondiale brasiliano contro la squadra ospitante, dopo aver regalato al Siviglia un’impronosticabile Europa League, probabilmente prima di firmare per il nuovo Barcellona di Luis Enrique. La trascendente eleganza di un talento fuori dal tempo, che ha concretizzato l’idea di onnipotenza.

di Francesco Lisanti

1930 Uruguay – Perù 1-0
1934 Italia – Stati Uniti 7-1
1938 Francia – Belgio 3-1
1950 Brasile – Messico 4-0
1954 Svizzera – Italia 2-1
1958 Svezia – Messico 3-0
1962 Cile – Svizzera 3-1
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Fútbol, Racconti Mondiali

Il Pianista

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Graham Zusi è un giocatore meraviglioso. Graham Zusi è un personaggio meraviglioso. Gli Stati Uniti, però, non se lo spiegano, e si aggrappano a questa fiducia cieca per superare un girone condiviso con Germania, Portogallo e Ghana. I biscotti a bordocampo della mamma, la laurea in counter-terrorism, il letto in cantina di casa Besler e il gol al Panama: anatomia di un comunissimo caso straordinario.

di Francesco Lisanti

«Ci sono voluti 27 anni di duro lavoro per arrivare dove sono ora. Non starò seduto qui a dirvi che non sono sorpreso, o magari sorpreso solo un poco… ma è divertente, perché me l’hanno chiesto così tante persone. Ai miei occhi, non è successo solo in un anno, o in due. Ci è voluta tutta la mia vita per arrivare dove sono ora.»

Non è facile spiegare come si diventi calciatori a ventisette anni, figurarsi per Graham che è lì seduto davanti ad un mucchio di giornalisti.
Non è facile affrontare una nazione culturalmente bulimica, con quella connaturata tendenza a masticare e inghiottire giovani promesse, ad abbronzarsi di luci della ribalta, e dover pure render conto (sorridendo) di come si possa, a ventisette anni, vincere titoli e premi individuali, conquistare una maglia da titolare per il Mondiale brasiliano, se a diciott’anni il proprio nome appariva soltanto fra gli applicanti per i corsi di criminologia e terrorismo internazionale.

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Fútbol, Racconti Mondiali

Chiamatemi Giannis

fetfa1È passato attraverso un trasloco a dodici anni, una cura di ormoni per la crescita, la promessa di essere la Next Big Thing del calcio greco e gli schemi offensivi di Gasperini. Conosciamo Ioannis, per gli amici Giannis, che ha segnato alla Roma e in Brasile ci sarà.
di Francesco Lisanti

Non intendo illudere nessuno. Non c’è nessuna speranza di vedere il numero 18 in Brasile. Per i motivi che in seguito avrò modo di spiegare, non giocherà neanche un minuto.

Ioannis Fetfatzidis nasce a Drama, cittadina della Macedonia greca, a un pugno di chilometri dalle rovine di Pella, che un tempo era la sede di un impero, e adesso è sostanzialmente un museo a cielo aperto.
Eppure non è Alessandro il Grande il paragone scomodato più spesso per parlare di Ioannis.
C’è un’altra figura, più ingombrante, più influente e paradossalmente più popolare che ricorre con insistenza nella letteratura sportiva sprecatasi su Ioannis. Nasce a sud di Rosario, e con il quarto pallone d’oro consecutivo si consegna immortale alla memoria di questo sport.

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Fútbol, Racconti Mondiali

[8 – 11 – 18 – 25]. Racconti mondiali.

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A ventuno giorni dal Mondiale, ho immaginato che l’ultima settimana di calcio europeo fosse un ponte ideale verso il grande palcoscenico brasiliano. La narrazione delle ultime ore della stagione attraverso quattro prospettive singolari e differenti è l’occasione per inaugurare una serie di quattro racconti. Biografie di calciatori che con ogni probabilità in Brasile ci saranno, e che in ogni caso, per i motivi che elencherò, avrei tenuto in particolare considerazione.
di Francesco Lisanti


14 maggio 2014 – ore 22.56

Il numero 11 raccoglie un pallone al limite della propria area di rigore, lo accarezza con il destro, scavalcando un avversario, riceve dal compagno il pallone di ritorno, quindi con il sinistro (il suo piede debole, in linea teorica), di prima intenzione, al minuto centouno, realizza il passaggio della stagione, di quelli che dai, non può averlo fatto, che dai, mi sono distratto e avete montato su una compilation di Steve Nash. Segue una conclusione a lato di poco.
Più tardi festeggerà, in lacrime, solleverà la coppa, cercherà la telecamera per dedicare la vittoria ad un ragazzo scomparso prematuramente.

17 maggio 2014 – ore 18.14
[Due minuti dopo aver subito il gol del pareggio, non un buon momento per uscire. La sequenza segue un copione abbastanza noto ai più attenti, il giocatore solleva un braccio, si rivolge alla panchina con aria sofferente, fa segno che forse ce la fa, denti stretti e testa altrove. Un minuto dopo si accascia, piange, esce, continua a piangere.]
Il numero 25 non s’aspetta di leggere il suo numero sul tabellone, entro io davvero? Qualcuno certamente pensa il calcio è strano, stai a vedere, proprio lui, l’uomo che non t’aspetti.
Del suo contributo in questo pareggio, che a conti fatti è una sconfitta, si ricorda solo una serie di controlli sgraziati, di passaggi macchinosi, e un goffissimo fallo di mano al minuto settantadue.

18 maggio 2014 – ore 16.43
Il numero 18 fa quello che sa fare, quello che prova a fare da quando è entrato in campo, dettare il passaggio, inserirsi tra le linee.
Non è mai facile, all’ultima di campionato, giocarsi qualcosa e realizzare che nessuno intorno a te sta giocando per qualcosa, che c’è un sole bellissimo, un clima da bella per tutti, che i tifosi son sereni e applaudono comunque, e quelli dell’altra squadra figurarsi, dopo una stagione così.
Quando il passaggio arriva, il controllo a seguire di sinistro è delizioso, il tocco sotto, sempre con il sinistro, sull’uscita del portiere, in un’epica battaglia fra cognomi complicati, è il sigillo, il francobollo sulla raccomandata. Rio, sto arrivando.
Il lunedì successivo arriverà la buona notizia.

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Bonus Track
18 maggio 2014 – ore 23.06
Il numero 8 è – si presume – nella sua stanza, mentre la squadra per cui gioca, e di cui è giocatore più rappresentativo, per lo meno in campo internazionale, perde due a uno, senza neanche meritarlo troppo.
Due rigori contro, mannaggia, pensano i tifosi. Se ci fosse stato lui, pensano, magari, anche.
Mentre la sua squadra perde due a uno, lui è nella Silicon Valley, in quello spicchio di mondo che il Padreterno e il suo allenatore devono adorare moltissimo, se l’uno ci ha stabilito le più grandi aziende del pianeta e l’altro la sua residenza e la sede del ritiro della Nazionale.
«Incredibile sforzo da parte dei ragazzi oggi. Continuate a testa alta.», twitta subito dopo, da uomo intelligente, da giocatore più rappresentativo. I tifosi rispondono grazie, ti aspettiamo in Nazionale.

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