Europei 2016, Fútbol, Ignorandum, Pagellone

IL WANNABE PAGELLONE vol. II

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«Oggi nessuno vuole copiare nessuno e il cinema italiano che osserviamo, pur vitale, non è originale proprio perché non copia. È un peccato». (Ettore Scola)

In due anni sono cambiate molte cose, ma non le nostre convinzioni: in occasione degli Europei siamo tornati a copiare miseramente ed anche in ritardo idee già avute da altri, con risultati decisamente migliori tra l’altro. Amici e collaboratori di WannaBe Radio e del WannaBe Blog hanno redatto la loro personalissima pagella su ciascuno dei quattordici protagonisti del trionfo a La Gerland. Prima o poi le pagelle scompariranno, e converrà farsi trovare dalla parte giusta della storia.
di Redazione


Gianluigi Buffon
di Tommaso Calculli

Ordinaria amministrazione per il Capitano azzurro, che si trova ad affrontare il temibile attacco belga grazie al quale gli avversari erano dati per favoriti da tutti, italiani in primis. Con questa riflessione non si vuole screditare la vittoria della Nazionale, ma sottolineare che  tirare da 30 metri pare adeguato solo al livello del calcio giocato in piazzetta. Non riescono ad entrare in area palla al piede perché “si sa che abbiamo la migliore difesa del mondo”, ma è opportuno passarla se hai Buffon a coprire i 7 metri …
«Ma noi abbiamo Buffon».

Ritorniamo alla prestazione.
È vero che siamo ancora alla prima partita, ma la difesa italiana ha un pilastro inamovibile: Gigi dà sicurezza sui tiri dalla distanza, anche quando sono necessari due tempi per la presa. Unica pecca l’uscita su Lukaku, definita dai più “avventata”: probabilmente Buffon ha pensato di avere un tempo in più e di riuscire a “murare” la conclusione l’attaccante belga, il quale è stato effettivamente (troppo?) rapido nell’esecuzione.

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Iconica l’espressione finale sull’ultima presa alta 

Nel post partita si fa prendere dall’entusiasmo ed esce in “presa altissima” sulla traversa, rischiando un (grave?) infortunio, con eventuale inadempimento ad un contratto di 4 milioni di euro. Più carico del solito ⚡️ ⚡️ ⚡️

BUFFON1

Andrea Barzagli
di Alfredo Tropeano

Probabilmente nel corso dell’anno vede più Buffon, Bonucci e Chiellini che sua moglie; mi piace pensare che girandosi intorno si dica “ancora loro, me cojoni”!
In realtà sono la nostra fortuna e lui, insieme a Bonucci, è il motore di tutto. Si prende sempre grandi responsabilità andando spesso in anticipo, anche a centrocampo (si ringrazi Conte per il pressing alto in alcune fasi della partita), e facendo partire in maniera lineare e pulita la manovra azzurra. Di anticipi non ne sbaglia uno, benino nei disimpegni , dico benino perché a pochi minuti dal 2-0 sbaglia vicino l’area di rigore azzurra, consegnando palla al Belgio (Mertens?) e dando un’ipotetica opportunità di 3 vs 3!
Altra sbavatura, a mio parere la più grave, quando su cross di De Bruyne si dimentica di Origi, che, per fortuna, di testa è ‘na pippa e da posizione favorevole la butta alta! Fondamentale, almeno per le mie coronarie, il retropassaggio di petto (e che petto, c’avrà er diametro di una cisterna) a Buffon che mette fine ad una serie di rimpalli mal sfruttati da Fellaini!
In totus direi bene, ma, come dicono le prof più stronze, non me la sento di mettergli 7; vada per un 6.5.

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Leonardo Bonucci
di Francesco Lisanti

Semplicemente il secondo miglior giocatore che abbiamo avuto la fortuna di ammirare in questa prima tornata di Europei, dopo Don Andrés Iniesta. Aveva un senso temere l’assenza di fuoriclasse in questa squadra perché i fuoriclasse possono colpire la partita al cuore, far sparire gli avversari e rimettere in ritmo i gregari sotto tono (cosa invece non aveva senso alcuno: pensare che Conte avesse la testa al Chelsea, eredità culturale degli opinionisti bocciati in quarta liceo perché troppo concentrati sulla quinta). Colpire la partita al cuore è esattamente quello che ha fatto Bonucci, che difatti fuoriclasse lo è, e da ben prima che Pep Guardiola ne facesse materia di discussione.

Il passaggio spaziale lo aiuta ad esserlo, perché lo proietta sulle prime pagine e nelle grazie dei tifosi, e perché ci mostra l’evoluzione della specie, in un torneo in cui più che mai tutti quelli che non hanno confidenza con la palla sembrano doverosamente rimpiazzabili. Ma la sua essenza di fuoriclasse è in tutto il resto, in quella fiducia smisurata che dal passaggio spaziale prende vita, e che poi si concretizza nella postura esemplare, nelle braccia tese a chiamare le distanze e nello swag che tira fuori nelle situazioni di difficoltà.

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C’è tutto il dominio mentale e tecnico di Bonucci sulla partita al minuto 17: prima intercetta con un contro-movimento innaturale un passaggio di De Bruyne, aiutato da una corsa all’indietro perfetta, poi si riposiziona placido a centro area, intercetta un passaggio ed esce palla al piede a testa alta bulleggiando Lukaku – smooooth. Giustifichiamo il centravanti belga per non essere mai entrato in partita.

Arriverà il momento in cui le combinazioni palla a terra tra Pellè ed Éder non riusciranno, il cambio di gioco a cercare Darmian sarà completamente inefficace e un rimpallo in area ci punirà, e in quel momento l’unica via d’uscita sarà bluffare, ovvero spaventare l’avversario con il sottile potere della minaccia. A questo servono i fuoriclasse, perché con un attento lavoro di analisi è possibile scoutizzare quel movimento di Giaccherini e trovare una contromossa, ma come cancellare dai propri giocatori il timore reverenziale che Bonucci si guadagna partita dopo partita? Non si può, glielo devi, come noi gli dobbiamo del fuoriclasse. VOTO 10.

BONUCCI

Giorgio Chiellini
di Nunzio P. Castano

Non è il massimo dell’estetica calcistica e lo si nota quando regala il pallone che porta al quasi pareggio di Lukaku. Non a caso il pallone passa da Barzagli, e per il resto fa come al solito il suo, chiudendo con tempismo, scivolate e maniere forti prima su Lukaku e poi su Origi.

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Antonio Candreva
di Nicola Squicciarini

Indiscusso protagonista della disfatta del Belgio, il centrocampista Laziale si rivela l’asso nella manica di Antonio Conte e il vero numero 10 della nazionale. Esplosivo, certosino, ubiquitario e tanto altro ancora è Antonio Candreva in campo. Prima sorprende Courtois con una silurata di sinistro da bordo area, poi preferisce dirigere l’offensiva azzurra calibrando precisissimi cross verso la fascia opposta. È così che Pellé per poco non anticipa il secondo goal intercettando la palla con un abile colpo di testa.

Al 75’ entra Immobile e questi realizza subito che non basta la potenza del tiro per sfuggire alla presa del portiere belga, giocandosi così un contropiede d’oro. Arriva quel magico 93’ e Immobile capisce che per vincere deve mettere da parte il suo smodato protagonismo e affidarsi all’unico giocatore in grado di guidare le sorti di questo europeo, il capitano di ventura dei disillusi, il Massimo Decimo Meridio del pallone, il Cannavaro del cielo di Parigi. A segnare è Pellè, ma sugli spalti i cuori battono solo per Candreva! “Candreva! Candreva!”: è questo il nome della speranza che ha acceso in tutti i tifosi questo stravolgente esordio nel girone.

La forza azzurra ha riconquistato l’orgoglio smarrito dopo la sconfitta del 2012 e se si tratta dell’euforia del momento o di un nuovo grande inizio saranno le prossime partite a deciderlo. L’unica cosa certa è che oggi l’Italia ha un nuovo eroe in cui credere.
Voto: 9 – “A new hope”

CANDREVA1

Marco Parolo
di Alberto Martinelli

È la prova tangibile di quanto questa nazionale prima che ai giocatori e ai tifosi è affidata al Generale Conte e alla sua capacità di estrarre il meglio da chiunque. Schierato tra le critiche dovute ad una stagione pessima con la sua Lazio, mette da parte i fasti biancocelesti e alla fine dei 90′ risulta quello con più metri percorsi (12.500) tra i 28 in campo. Fondamentale nel facilitare il lavoro di un monumentale Candreva allargandosi molto spesso in copertura, risulta una delle più positive sorprese dell esordio azzurro in terra francese. Pecca della serata l’ostinazione con cui riesca a sbagliare uno stop ogni tre passaggi ricevuti. Voto 6,5.

PAROLO

Daniele De Rossi
di Manuel Grieco

Gioca una partita in cui fa valere il ruolo di campione del mondo 2006 e capita….vice-capitano della Roma 👀 ponendosi a faro della linea di centrocampo italiana. Il faccia a faccia con Lukaku ricorda Django e la lotta razziale nell’America del sud, ma il riflesso della lama nascosta nella barba spaventa il centravanti belga 🔪 ; nonostante questo la sua non è una prestazione fantastica (0 tiri, 0 occasioni create, solo il 77% di passaggi riusciti… e viene infatti sostituito da Motta 😖), ma riesce comunque a far valere carattere, personalità e grinta. Voto 6.

DE ROSSI1

Emanuele Giaccherini
di Wlady Melchionne

La sua gara è di una quantità impressionante. Pressing, contrasti, diagonali, spazzate e pure un gol grazie al precisissimo passaggio di bonucci partito dall’altra parte del campo. E’ freddo e preciso, quello che serve in queste competizioni. Sarà difficile spodestarlo dai titolari,è uno dei tipici giocatori che conte si porterebbe ovunque, o quasi.
Sicuramente la sorpresa di quest’inizio europeo per ora. La sua figura di cuore e grinta trascina la squadra e i tifosi italiani ad incominciare a provarci davvero a creare un buon percorso. Voto 7 – GIACK CHE CI SIAMO

GIACCHERINI

Matteo Darmian
di Ugo Annona

Nella serata da ‘notte magiche’ dell’ Italia, è l’unica nota dolente per Antonio Conte, che lo sceglie al posto di El Shaarawy a sinistra del suo 3-5-2. Non si capisce se sia il quarto in difesa o il quarto in attacco, a volte gioca più alto di Candreva, altre più basso di Chiellini. Confuso e fuori dal gioco, manda in bestia (o in bestemmia) tutti i tifosi italiani quando perdendo palla al limite dell’ area del Belgio, fa partire un tre contro uno micidiale che Lukaku decide gentilmente di cestinare sparando alto a Buffon battuto. Sostituito Da Sciglio dopo un’ora, si spera di rivedere il Darmian del Toro già dalla prossima partita, Conte permettendo.
Voto 5: Deludente. (Come le tifose belga)

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Graziano Pellè
di Marcello De Bonis

Per descriverne la prestazione basterebbe il suo numero di maglia. È Il 9 oldschool che tanto ci è mancato dopo il 2006. Bravo ad attaccare gli spazi, sfondando la già traballante difesa belga, e ancor più bravo a sfruttarli, prendendo posizione e arrivando sempre alla conclusione. Vicino al goal di testa in due occasioni, lo trova poi al 92′ con un tiro al volo da distanza ravvicinata su cross di candreva, fondamentalmente a porta vuota.

Certamente un giocatore molto più sicuro e pericoloso del Pellé visto in amichevole. Mi piace pensare che in camera abbia un poster di Toni, scala 1:1 , e che lo stesso Numero Uno, come nel film “Il mio amico Eric”, gli sia apparso alla vigilia dell’incontro con il Belgio per raccontargli i goal più importanti della sua carriera e per consacrarlo a suo erede. MONTPELLÉR

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Éder Citadin Martins
di Benedetto Lamacchia Acito

La scelta di preferire l’Inter al Leicester e le facili ironie che ne sono scaturite lo hanno consacrato figlio legittimo della Beneamata, ma restava ancora l’arduo compito di farsi accettare dai sessanta milioni di allenatori della nazionale italiana di calcio, la cui fedina elettorale trasuda un discreto livello di nazionalismo e di ricerca della purezza genetica quando si parla di maglia azzurra.

Nel lungo cammino verso gli Europei non ha deluso né brillato, tollerato più per l’assenza di alternative alle sue spalle che per sincera convinzione. Alla fine ha deciso che sì, Lione gli aggradava come palcoscenico: il Ta Qali di Malta – non ce ne vogliano – non si addiceva ad un brasiliano in cerca di approvazione dal popolo dei suoi avi. Quel duo con Pellé lì davanti, tecnico e rapido lui, possente e potente il salentino, hanno permesso di riscoprire il piacere delle due punte complementari (ricordi Baros e Koller?) nel calcio della punta unica (ricordi Lukaku? Neanche io) e del tridente, in una serata di tensione e di eloquenti occhiolini al catenaccio a più riprese.

Mica male, no? E si è pure permesso di smascherare lo stereotipo del brasiliano indisciplinato: in un universo parallelo nel quale il Chelsea ha problemi di budget, Conte lo ha già bloccato per aprire di prima il gioco su Hazard come ha fatto ieri su Candreva praticamente ogni due palloni toccati.
Non segna, non fa assist, non fa doppi passi e neanche elastici, ma esce e sì, ha fatto una bella partita. Non male per un brasiliano pentito. E chissà che stavolta, a vedere il Brasile di Dunga, non si prenda la rivincita col destino dopo la cazzata Leicester. Dita incrociate. Voto 6,5.

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Mattia De Sciglio
di Giovanni Simeone

Reduce da una stagione deludente col Milan, è una delle scelte piu criticate fra i 23 convocati di Conte. Entra al 13° minuto della ripresa al posto di un Darmian un po’ spento, e in un momento di sofferenza per la formazione azzurra ci mette grinta e contribuisce molto alla fase difensiva. Voto 6,5.

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Ciro Immobile
di Raffaele Blasone

Dacché ne ho memoria, discussioni sull’adeguatezza e sulla pertinenza delle convocazioni precedono l’inizio di un torneo internazionale, e non sono mancate prima degli Europei 2016. La maggior parte dei giornalisti e degli improvvisati opinionisti  (categoria in cui mi annovero, peraltro) ci ha tenuto a sottolineare con forza la carenza di talento degli attaccanti convocati da Conte.

E pur si muove! Ciro Immobile entra al 74’ con una gran voglia di far bene, che mostra con una prima galoppata ostacolata solamente da un monumentale Courtois. Sempre sua l’apertura, intelligentissima, verso Candreva che propizia il gol dello 0-2 e della vittoria finale. Potremmo scegliere Ciro come lo spirito della nostra avanguardia “poco talentuosa”, che in realtà ieri ci ha dimostrato tutte le intenzioni di scuotersi di dosso questo epiteto infelice. Noi ci auspichiamo che riesca a farlo. E speriamo che Ciro, prima di un rigore decisivo, possa dire a Thiago Motta: “Ja, mo’ ci faccio o’ scavetto”.

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Th1ag0 Motta
di Gennaro Tortorelli

Fa il suo ingresso al 78′ minuto al posto di un esausto e nervoso De Rossi. Pochi minuti più tardi scherma un tiro ben indirizzato di Mertens. Chiude con attenzione maniacale le linee di passaggio centrali costringendo i belgi a costruire sempre dagli esterni. Un suo anticipo innesca Immobile in un contropiede potenzialmente pericoloso, provvidenziale è invece una chiusura di testa nel cuore dell’area azzurra che neutralizza un tentativo di acrobazia di Origi.

Spende due falli, uno dubbio in pressione altissima che avrebbe portato un recupero palla in una posizione favorevolissima agli azzurri. Il secondo, utile a spezzare il ritmo forsennato del forcing belga, gli costa un giallo forse eccessivo. In fase di disimpegno è molto preciso e da una sua splendida imbucata per Immobile ha origine il gol del raddoppio. Quel numero sulle spalle deve pesare molto. Le critiche (eccessive) piovutegli addosso a seguito della prestazione incolore in amichevole contro la Finlandia sarebbero una grande carica motivazionale per un attaccante che segna e zittisce tutti o per un bonucciano «sciacquatevi la bocca».

Ma Thiago è diverso, è un riflessivo, fa del raziocinio la sua forza in campo e fuori e sa benissimo che rinunciarvi in favore del rancore e dello spirito di rivalsa sarebbe solo deleterio. Quindi lavora nell’ombra, cuce il gioco, scherma la difesa, apporto essenziale per quanto poco appariscente. Thiago sa già che a fine partita i riflettori non saranno per lui, ma lui è contento così, perché è anche grazie a lui che l’Italia ha battuto il Belgio e questo ripaga tutti i “Thiago Morta cammina in campo”, senza rancore.
Voto 10, simbolico, di incoraggiamento e simpatia

THIAGO MOTTA

Antonio Conte
di Redazione

TI VOGLIAMO BENE 😍 😍 😍. Voto ❤.

CONTE

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