Mondanità

Talking about #NoExpo: la comoda infondatezza dell’ideologia poltronara

noexpoUn uggioso pomeriggio di un primo maggio milanese, raccontato dal nostro inviato sul posto. Che si è posto delle domande, e si è dato delle risposte, mentre TgCom acchiappava click.
di Benedetto Lamacchia Acito


Caro italiano ti scrivo. No, non mi rivolgo a tutti gli italiani, ma a ciascuno di voi inteso come persona cogente e indipendente dalla massa informe in cui vogliono inglobarvi.

Caro italiano, che te ne stai lì spalmato sul divano a goderti il sano frutto della tua alienazione quotidiana, devo darti una brutta notizia: i telegiornali non sono la Bibbia. No, il notiziario serale del TG1 non è dettato da Dio tramite l’arcangelo Gabriele, e nemmeno il TG di LA7, e nemmeno – udite udite – il TG3. Quello semmai è farina del sacco della salma di Lenin.
Lo so, è dura anche per me accettare la realtà per come mi si è parata davanti, nel primo pomeriggio di questo uggioso primo maggio milanese, ma tant’è.

Non avrei nemmeno dovuto esserci. Poi scendo in strada per comprare la pasta e ho una brutta sorpresa: il supermercato è chiuso malgrado il primo maggio non sia una festa per le multinazionali della GDO.
Ma c’è un’altra sorpresa: arrivano da via Tabacchi, in direzione Piazza 24 maggio, i militanti della Unione Sindacale Italiana. È una occasione clamorosa, torno di corsa a casa per prendere il cellulare malgrado sia al 30% di batteria e torno in strada. E quando mi sarebbe ricapitato di vedere in azione una specie in estinzione come gli anarco-sindacalisti?

Arriviamo in piazza; uno della USI allontana una telecamera della RAI che li riprende. Io penso: non vogliono farsi individuare dalla DIGOS. Poi un vecchio del gruppo esclama «anche senza immagini ci butterete merda addosso lo stesso!».

Caro italiano, dei black bloc nemmeno l’ombra. Ci sono un sacco di movimentini della sinistra antagonista, di quelli che nessuno ha mai visto sulla scheda elettorale perché troppo piccoli o troppo ‘antagonisti’ per abbassarsi a chiedere voti.
Neanche una mazza. Come pensano di mettere #afferroeffuoco la città? Ah giusto: hanno nascosto tutto l’arsenale in giro per il percorso della manifestazione, una molotov qui, una spranga lì. I 6000 agenti dispiegati per la città non li scopriranno mai.
C’è tuttavia un particolare che desta particolarmente la mia curiosità: l’enorme presenza di bambini e anziani. Difficile equiparare queste categorie e quella dei black bloc, mi direte voi. Eppure, è esattamente quello che i vostri TG faranno: di qui a qualche ora, saranno tutti una massa informe, tutti da condannare, ovvero nessuno da punire.

Ma d’altronde con che faccia porre sul banco degli imputati le forze dell’ordine? Si sa, questi black bloc sono abilissimi nell’intrufolarsi nei cortei e nel mimetizzarsi tra la folla. Con le loro comunissime tute nere, è praticamente impossibile distinguerli dai frikkettoni e dalla gente in carrozzina.

E poi la questione numeri: come possono praticare efficacemente una azione di individuazione e isolamento di decine di BB uno sparuto gruppo di soli 6000 uomini coadiuvato da un elicottero? Praticamente impossibile. E allora, le alternative sono due: o repressione indiscriminata o anarchia. Anzi, caos. Anarchia è ben altro, capre da mass media!
Alla manifestazione degli operai di Terni optammo per la prima perché il potenziale distruttivo del leader della FIOM Landini sembrava ingestibile, oggi per la seconda. Questione di sana alternanza democratica.

Eppure, una domanda continua a ronzarmi in testa a distanza di ore dagli eventi dei quali i politologi da social vanno dissertando: possibile che nessuno dei manifestanti sia cosciente di tutto ciò? In piazza si balla, si sventolano bandiere che non vogliono dire più nulla nel mondo contemporaneo. E forse è proprio questo il punto: nessuno dei presenti si aspetta nulla dal mondo contemporaneo. Non si aspettano che qualcuno estraneo ai loro ambienti claustrofobici provi a capire le loro idee, non si aspettano nemmeno che si tenti di distinguerli tra anarchici e comunisti, tra NoTav e NoExpo, tra violenti e pensionati. Il loro destino è già segnato dal primo momento in cui hanno messo piede in quella piazza; basterà che lo 0,001% di loro inizi la propria inutile guerriglia contro il mondo in quanto tale.

A quel punto, partiranno i flash della stampa e i manganelli della polizia a random. Qualcuno di loro verrà fermato, poi rilasciato. Molti verranno ‘schedati’. NoExpo sarà il nuovo sinonimo di NoTav, che è a sua volta sinonimo di ‘anarchici’, che a sua volta è sinonimo di ‘terroristi’. I paradossali espropri ai danni dei contadini per garantire una rassegna dallo slogan ‘nutrire il pianeta’, l’imbarazzante sponsorship delle multinazionali degli OGM: tutto verrà sepolto sotto tonnellate di post sulle vetrine spaccate e le auto incendiate. Per l’opinione pubblica sarà tutto archiviato così, con un processo collettivo per rito abbreviato in questo o quel talk.

Alla luce di questo, caro italiano, fai le tue considerazioni.

P.S. E diciamolo: io sto ai no-expo come Giovanardi sta ai coffee-shop

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