Mondanità

Un Materano alla Manifestazione della Lega

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Il 18 Ottobre il corteo «Stop Immigrazione» organizzato dalla Lega Nord (ma aperto a tutti) ha marciato su Milano per poi confluire in Piazza Duomo.
A ricucire lo strappo tra l’«Italia di Merda» e il «Prima gli Italiani» (qualcosa del genere) abbiamo mandato chi di bandiere in piazza sentiva la mancanza.
di Benedetto Lamacchia Acito

Arrivo a Piazza Duomo che sta ancora parlando Bossi. Siamo all’imbrunire, e tra un errore di valutazione e l’altro sono in un ritardo che solo un terrone alla manifestazione della Lega si può concedere.

Dicevo, arrivo che sta ancora parlando l’Umbertone. Il lettore attento mi obietterà: ma come, parla ancora?
Ecco, non è che parla, mormora, più propriamente, mormora al microfono, e potrebbe dire qualunque cosa, perché nessuno riesce né si sforza di capirci qualcosa. Alcuni si guardano i piedi imbarazzati; i più parlottano o semplicemente si limitano a volgere lo sguardo altrove, verso i tempi che furono: Pontida, la secessione, la sorgente del Po…
Ecco, l’atteggiamento collettivo è quello che ci hanno insegnato a tenere al cospetto del nonno rincoglionito: lascialo parlare e se incroci il suo sguardo annuisci. Poi Umberto grida: “Padania?” e la folla – che non ci sperava più – gli fa eco “Libera!”.

La piazza non è gremita. Vuoi per la mia scarsa familiarità con il contesto, vuoi per una amministrazione sparagnina che mantiene in penombra l’ambiente, la stima non è facile: saranno sui 10.000, ma non ci giurerei.
Nella turba informe di scale di grigio, chiazze di colore: arcipelaghi di bandiere, che manco alle fiere medievali. Ce n’è per tutti i gusti: si va dai leoni di San Marco alle aquile bifronti del Trentino, passando per le bandiere dell’UE con la ‘X’ rossa di Casapound.
I fascisti del Terzo Millennio sono i primi che noto: sono in fondo, all’imbocco di galleria Duomo, come chi arriva ad una festa e, non trovando facce amiche, resta lì sulla soglia titubante. E in effetti al di fuori di Casapound e del manipolo di eroi calabresi che ostentano lo striscione “CALABRIA PER SALVINI”, è tutto un tripudio di indipendent-secession-leghismo.
Nel frattempo sul palco Maroni fa il professionista e si impegna a far iniziare ogni periodo con un “Da ex-ministro…” o un “Da amministratore locale…”.

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Più mi avvicino al palco, più l’età media cresce.

Alle spalle ho lasciato i fascisti ultrasessantenni in camicia nera e i neofascisti in canotta e anfibi nell’atto di superare le contrapposte timidezze.
I gruppi organizzati di anziani sono gli stessi che potresti trovare a Roma in una manifestazione dei pensionati CGIL, cambia solo il colore della polo, che qui è rigorosamente verde. Per il resto, si segnala un ragazzone che nel bel mezzo dell’intervento di Zaia decide che è opportuno e auspicabile che lui tiri fuori una cornamusa e omaggi con un infelice brano improvvisato lì per lì i fratelli scozzesi. Che hanno giustappunto votato contro l’indipendenza dal Regno Unito. Ma dettagli, dettagli.
Zaia ricorda l’ebola, che fin qui non aveva ancora nominato nessuno – ci crederesti? – ma che merita attenzione.

Poi, mentre osservo la parata di sindaci sul palco con annessa fascia – questa tricolore, non verde padania – lui mi passa un volantino attirando la mia attenzione. Non posso credere ai miei occhi: è proprio lui, Borghezio, il piemontese pluriespulso dal Parlamento di Strasburgo. Al suo seguito, orde di lacchè ed esaltati. Sì, so bene che quello che vorrebbe è un abbraccio, ma non voglio metterlo in imbarazzo coi suoi amici e quindi opto per una formale stretta di mano.
Il tizio a fianco a me, sorridendo al guru, sussurra imbestialito alla moglie «perché non abbiamo portato la macchina fotografica?!».

image-22-10-14-08-17-3Io avevo il cellulare, almeno.

Insomma, me ne vado dopo dieci minuti di show di Salvini di cui almeno quattro sono di applausi fragorosi. Il personalismo morirà sicuramente dopo la democrazia.
Si parla di agricoltura massacrata dall’embargo verso la Russia e del “Giusto e Lungimirante Vladimir, nostro alleato nella lotta all’integralismo islamico, che ho avuto il piacere di incontrare settimana scorsa”.
Uscendo, decine di ragazzine e ragazzini che cazzeggiano vicino l’ingresso della Metro con il patricidio a mille e le bandiere messe in un angolo sozzo.
Ero curioso di trovare qualcosa di diverso dalle manifestazioni sgangherate del liceo, ma anche stavolta, solo tanta italianità, magari in salsa padana. O viceversa, fate un po’ voi.

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