Mondanità

Certe biondine del 58 barrato non torneranno più

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Di come l’atmosfera vittimista e personalista che intride il mondo dei sòcial ci priverà progressivamente dell’ultimo baluardo del Sehnsucht digitale, dell’ultima avanguardia a difesa dell’amore pigro e imbranato, e di tutta la deliziosa umanità che ci ha regalato. Delle pagine Spotted, nostalgia canaglia.
di Francesco Lisanti

Era l’estate del miafarrowismo, trascinato alle sue estreme conseguenze («Hey, when seas will cover lands and when men will be no more, don’t think you can forgive you» – l’apoteosi, poi cos’altro?).
Era l’estate in cui il delirio isterico passava dallo status di paraculata a quello di risposta brillante, quella in cui il passivo-aggressivo valeva sempre: che tu fossi escluso dalle convocazioni per il Mondiale, che tu manifestassi ripetutamente e in prima serata la tua inettitudine, che ti cancellassero (non: censurassero) un articolo pubblicato per GQ.
Era l’estate in cui se ti toglievano la conduzione della Domenica Sportiva sceglievi l’understatement, nessuna polemica, che decida l’azienda. Solo poi ti limitavi a far notare, con discrezione, che quella che avevano preso al posto tuo aveva i denti rifatti (<3).
Era l’estate in cui, senza farci troppo caso, stavamo irrimediabilmente prendendo le distanze culturali dal piu grande non-fenomeno della recente storia dell’internèt: le pagine Spotted.
Uno strappo che mi duole.


Una bella prospettiva di una biblioteca della UCL, Londra. Iniziate a farvene un’idea perché questa storia inizia qui.

Cenni storici, monetizzare sulle biblioteche

Spotted è un’espressione inglese traducibile con «avvistato» (e gode dell’invarianza di genere). Le pagine Spotted, lo dico per chi accendesse il computer solo ora dopo aver seguito in streaming la presentazione del primo iPhone, sono luoghi virtuali in cui in forma anonima si segnala l’avvistamento di un esemplare maschile o femminile di notevole rilevanza, eventualmente invitandoli a palesarsi.
Andiamo con ordine.

Rich Martell, all’epoca dei fatti studente al terzo anno del corso Computer Science della UCL, come tutti noialtri che proviamo a prendere prima o poi una laurea frequentava molto le biblioteche, e come tutti noialtri che frequentiamo molto le biblioteche ci andava soltanto con l’idea di rimorchiare (il Guardian lo riassume perfettamente qui, ed era il 2010 – «Se non siete mai stati in una biblioteca universitaria a Londra potreste aspettarvela piena di tipi dall’aria secchiona raggomitolati su enormi tomi. La realtà è diversa, ragazzi e ragazze dal guardaroba aggiornato presi a lanciarsi occhiate provocanti dietro lo schermo dei loro MacBook Pro»).

A differenza di tutti noialtri, Rich Martell è riuscito a monetizzarci sopra.
«Quando stiamo ripassando in biblioteca tutti ci scriviamo un messaggio appena vediamo una ragazza carina. Così mi è saltata in mente l’idea per un sito».
Un venerdì mattina del 2010 nasce FitFinder, dopo un giovedì sera passato a programmarlo.
È sostanzialmente un sito internet molto basilare con una piattaforma per il blogging. Ad ogni infatuazione per i corridoi del campus, ci si localizza e si allega un’opportuna descrizione che permetta alla dolce metà di riconoscersi e quindi coltivare la propria mitomania. La cosa, di solito, muore lì, ma diverte moltissimo.
Seguendo la traiettoria virale, che abbiamo ben imparato a conoscere attraverso l’agiografia di Zuckerberg, nel giro di un weekend le visite passano da 0 a 15,000, e alla sezione originariamente pensata per la biblioteca di UCL si aggiungono altri portali per gli utenti di Oxford, Cambridge e King’s College.
«Ho letto The Accidental Billionaires (il libro da cui è tratto The Social Network), e mi sono reso conto la storia mi fosse molto familiare. Ma il senso di Facemash (quel protosocial che chiedeva di indicare la più sdraiabile di due ragazze proposte – il film l’avete visto tutti) era prendersi la rivincita sulle ex di Zuckerberg, il senso di FitFinder era non impazzire mentre si studia

Che cos’è il capolavoro. Questo è un quadro che voglio incorniciare e appendere sopra il camino, lo chiamerò «Sense and Sensibility». (Sarebbe splendido, mi fanno notare, se l’autore fosse la stessa persona.)

Psicologia spicciola, da che parte stare

Lo capiamo subito che ci sentiamo Rich Martell.
Già nel suo antenato, Facebook nasce intriso di miafarrowismo, di rancore mescolato a giochi alcolici, di «non ti odio, anzi ti ignoro al punto che mi scarico novecento foto di studentesse perché siano tutti d’accordo nel giudicarle migliori di te». Nasce, insomma, geneticamente destinato al successo.
FitFinder nasce cialtrone, nasce terza via, nasce «non sono in grado di studiare, tantomeno di provarci con lei, opto per la soluzione più inefficace e ci rido anche sopra tantissimo».
Il primo nasce dalla maniacale ossessione, dal chiodo fisso, il secondo nasce dalle pause tra una pagina e l’altra, quelle che esaltano il nostro spirito d’osservazione, quando impariamo a fissare benissimo: l’intonaco tinto di nuovo, il legno graffiato del tavolo, la frangetta in fondo a destra. Le pause che durano, assommandole complessivamente, precisamente il tempo della nostra permanenza in biblioteca.

Muovendoci lungo la famosa traiettoria, comunque, alcune tappe cruciali vengono rispettate.
C’è il momento in cui Rich Martell passa per il cattivo, ovvero quando UCL gli impone una multa di trecento sterline per aver esposto il college alla cattiva reputazione, minacciandolo conseguentemente di espellerlo.
C’è il momento in cui arrivano gli investitori, i business angels, che in questa storia si chiamano Doug Richard e Kevin Wall e propongono di rinominare FitFinder in Floxx, termine più accessibile al mercato americano.
Nasce questa start-up, che riprende da dove aveva terminato, e Martell ne diventa CEO. È il 2011.

Nel frattempo Rich Martell ha partecipato a uno show televisivo (quello col maglione rosa), all’#ALSIceBucketChallenge (molto figo), e non si capisce bene cosa faccia ma ha un profilo twitter in cui dà consigli a tutti.
Floxx è diventata in qualche modo un’azienda di digital media che sviluppa app di vario genere, anche per Barclays o BMW, mentre il pubblico Spotted si è spostato (inevitabilmente) su Facebook. E non sempre è stato accolto benissimo.


Quelli che vanno a Londra qualche mese e tornano con un muffin tatuato sul braccio. Ecco, su Spotted hanno chances anche loro.

Per Marta, se leggi questo mex metti mi piace

Le pagine Spotted sono un luogo della mente.
Ci sono storie che iniziano quando gli ultimi uomini con i capelli biondi tirati con il gel a formare una coda sono ancora in circolazione, e due anni dopo non sono ancora finite perché in realtà non sono mai iniziate. E in mezzo ci passano partite di Ruzzle con sconosciute (ve lo ricordate Ruzzle? Ecco, su Spotted esiste ancora), un’esperienza Erasmus, e presumibilmente un nuovo taglio di capelli.
Ci sono incontri che paiono il compiersi di un disegno supremo ma poi si risolvono con un «i nostri sguardi si sono incrociati, dai, ne sono certo».
Sarà il fatto che leggevamo Moccia perché in realtà vivevamo dentro un film di Muccino, ma al fascino dello scaricare casse d’acqua durante un corteo di manifestanti abbiamo voluto crederci.

Ci sono anche quelli che a «uno stile d’abbigliamento più particolare» associano le Dr. Martens, e allora ci meritiamo tutto.

C’è sempre quell’accoglienza un po’ fredda da parte del pubblico, del resto è da quella che riconosci il genio vero.
Che tu ti descriva imbranato, che tu provi ad essere intraprendente, o che tu scelga di raccontare la tua solitudine pur conservando la ferma convinzione di essere simpatico e socievole, “quelli sotto” un’obiezione la muoveranno sempre, contribuendo a creare con “quelli sopra” quel dualismo eraclitèo che poi è l’anima dello Spotted.
C’è la risposta migliore a tutti quegli inviti che non sapete proprio come declinare, perché gli altri insistono che dai, si rimorchia un sacco: «Non esiste un luogo deputato all’innamoramento, me l’ha insegnato Spotted». (Mentre ovviamente avevano ragione quegli altri, ma che scegliendo questa strada ci siamo destinati alla parte del torto l’abbiamo capito dall’inizio).
Però su Spotted va davvero bene tutto: tanto l’Astoria, dopo averci provato non con grandissimi risultati, quanto le macchinette del caffè, dopo averla pedinata con ammirevole discrezione fin dalla fermata dell’autobus, tanto la metro, dopo averla fissata tutto il tempo e poi optato per un coreografico occhiolino, quanto i corridoi, dopo aver pensato di offrirle un caffè e poi aver preferito lanciare un appello anonimo su una pagina facebook.
Ci si innamora ovunque, ed è semplicissimo, tanto poi non ci si innamora davvero perché alla fine neanche ci si conosce. (Ah, quanti spunti, se solo il DAMS vi avesse insegnato a fare gli sceneggiatori).

Ci sono persone, non l’avreste mai detto, cui le pagine Spotted hanno davvero cambiato la vita (ma non il guardaroba, sob) in un giorno di Dicembre, e da allora è Dicembre tutto l’anno. Un abbraccio.

Marta, io sono cinque mesi che passo ogni giorno a rileggere questo mex. Non hai ancora messo mi piace.


Al netto delle difficoltà nel declinare il presente dei verbi, la faccina da ritardato non l’avevo mai vista, me ne sono innamorato. C’è un esperto di emoji in sala? Illuminatemi.

Conclusioni

Non saremo mai abbastanza grati a Rich Martell per aver esposto così tanto la nostra miseria affettiva e le nostre improprietà lessicali, per averci rivelato lo strumento più affidabile di autodifesa, la barriera che meglio nasconde una scarsa educazione sentimentale: la propria identità.
Laddove la barbarie dell’anonimato ci ha regalato perle di deliziosa umanità e di sconfortante inadeguatezza, era sufficiente riacquistare un nome ed un cognome per evitarci tutto questo, per ritornare a fissare il muro nelle pause tra una pagina e l’altra, per umiliarsi un po’ meno. Tanto lo sappiamo, dal vivo non ci presentiamo mai.

Non è bastato, perché ovviamente ne abbiamo abusato. Del nostro nome e cognome abbiamo fatto un moloch, meno dichiarazioni d’amore anonime e più selfie in vacanza, così presi dal mestessismo da assegnare responsabilità a chiunque, magari anche alle pagine Spotted quelle dei nostri insuccessi. Adesso ne pagheremo le conseguenze.

Quando la biondina che incontriamo ogni giorno sul 58 barrato perseguirà ostinata nel non corrispondere i nostri maliziosi sorrisi, non vorremo saperne nulla, metteremo il broncio. Allora ci convinceremo che è colpa sua, che quando i mari copriranno le terre e la razza umana sarà ormai estinta, allora, solo allora finalmente, comprenderà a fondo il suo errore. E non riuscirà a perdonarsi.
O, se non altro, ci diremo che c’era di meglio, che non era poi ‘sto granché. Magari aveva anche i denti rifatti.

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