Fútbol, IL MATERA CHE SARÀ, [Ma'taərə]

IL MATERA CHE SARÀ: GIUSEPPE MADONIA

Madonia

Le divisioni minori del campionato di calcio, sulla carta stampata come sul web, non godono di una trattazione esauriente. Questo spazio si propone di ovviare parzialmente, pubblicando a cadenza irregolare brevi ritratti di alcuni volti nuovi del Matera Calcio che il 31 Agosto, a distanza di vent’anni, torna ad affacciarsi sulla terza serie nazionale. Per capire chi saremo.
di Francesco Lisanti

«E adesso parliamo di calcio. Il buon momento dell’Adrano che sogna i playoff ha un nome e un cognome: Giuseppe Madonia.»

La seconda carriera calcistica di Giuseppe Madonia, il passaggio definitivo al termine di quella lunga, complessa, incostante metamorfosi che lo ha condotto dallo status di giuseppemadonìa a quello di MARADONÌA, inizia con questo reperto miracolosamente sopravvissuto tra i server i YouTube.

In primo piano troviamo una giornalista siciliana seduta davanti ad un green screen di discutibile fattura. Indossa una giacca scura con le spalline sopra una sorta di corpetto con i dettagli in pizzo, al collo ha una collana di biglie dorate (“perle” sarebbe eccessivamente eufemistico) e ha un taglio di capelli molto scalato con la frangia pronunciata.
L’atmosfera è molto âgée ma il servizio è del 2009.

«Cosa ci fa ancora Madonia in Serie D… Da solo vale il prezzo del biglietto… Chi non ha seguito l’Adrano quest’anno si morderà le mani (?)… Vi proponiamo le venti prodezze di Madonia, così magari chi non l’ha ancora visto all’opera possa (?) cambiare decisamente idea».
Al netto di qualche improprietà (ad esempio, la storia del cambiare idea non m’è chiara), i toni entusiastici del servizio trovano un riscontro in quel che si vede dopo.
Madonia (lo si riconosce perché è quello che segna) ha le gambe magre e l’eleganza del dribbling fine anni Ottanta, à la Enzo Francescoli. Cambi di passo, stop a seguire con il tacco, controllo e tiro al volo, di potenza sotto l’incrocio, a giro vellutato sul secondo palo, d’esterno beffardo anticipando l’uscita del portiere.
C’è tutto il repertorio dell’ attaccante completo. Whiskey in the jar dei Metallica suggella la visione mistica.

MOLTA GAVETTA

Giuseppe Madonia segna ventiquattro gol con la maglia dell’Adrano, stagione 2008/2009. Ha ventisei anni, non è alla sua prima occasione.
«Sono arrivato nei professionisti in ritardo, diciamo, come dicono, ovviamente, gli addetti ai lavori», riconosce con un tocco di amarezza, «però l’importante è arrivare», aggiunge.

Nato a Palermo nel marzo millenovecentoottantatré, in Serie D ci arriva a 19 anni, a Belpasso, provincia di Catania. Quindi spende tre stagioni in Eccellenza, girando la Sicilia, ritorna in Serie D con il Giarre, ed è qui, a ventitré anni, che per la prima volta pare pronto al salto. Trentaquattro partite, nove gol, tante cose belle.

Lo individua la Vibonese, in C2, con cui firma il suo primo contratto professionistico (a ventiquattro anni). Gioca poco – in generale la Calabria non gli porta benissimo – e a Gennaio va a giocare a Pistoia, paradossalmente in C1. Gioca poco anche lì. Non segna mai.
Ritorna in Sicilia, ritorna in Eccellenza, stavolta a Licata. Le cose vanno meglio, lo chiamano ad Adrano (sempre provincia di Catania) per giocare la serie D a – vale la pena ricordarlo – ventisei anni.
A questo punto della sua carriera il borsino recita: Serie D, Eccellenza, altra Eccellenza, Serie D, C2, C1, Eccellenza, Serie D. Un leit motiv da chissà quanti ne hai visti, quanti ne vedrai, ogni anno una squadra nuova, una serie nuova. Il vagabondare malinconico di chi, semplicemente, non è abbastanza bravo.

Quella stagione ad Adrano, quel pezzo dei Metallica, rappresentano il primo raggio di sole sul bozzolo. Decide di restare in serie D, nel Vigor Lamezia.
(A questo punto, doveroso ricordarlo, si trova ad affrontare un’esperienza drammatica. Perde la primogenita Marika, 4 mesi, caduta in coma vegetativo. La Procura di Palermo iscrive al registro degli indagati assistenti sanitari e anestetisti della clinica Candela per omicidio colposo, ma su internet non ho trovato traccia dell’esito dell’indagine.)
A gennaio torna in Sicilia per stare vicino alla moglie, accettando l’Eccellenza, ad Acireale, dove il presidente è Nino Pulvirenti, il direttore generale Pietro Lo Monaco, il direttore sportivo Mario Marino. «Personaggi importanti, mi hanno lanciato nel calcio professionista, diciamo.». La stagione termina con la promozione trionfale in Serie D.

TRAPANI

Il 4 Giugno del 2010 firma con il Trapani, che ha un progetto importante. Il giorno della firma, il Trapani è una società di Serie D che ha visto svanire l’accesso diretto alla Lega Pro per un punto ed è poi stato eliminato ai playoff dall’Avellino. L’allenatore è già Roberto Boscaglia.
Nel corso dell’estate, poi, il Trapani sarà ripescato in Seconda Divisione, e Madonia tornerà a sua insaputa nel calcio professionista. Si apre la parentesi più lunga e felice della sua carriera.

Sul Trapani della favola e del triplo salto, sul genio tattico e sulla meravigliosa umanità di Roberto Boscaglia, si sono già dovutamente consumate le pagine (ben più prestigiose di questa, oltretutto). Giuseppe Madonia non vive questo passaggio – che dura tre anni e mezzo – da primo attore, né da spettatore. È un ingranaggio della macchina perfetta.
9 gol il primo anno, 14 il secondo, 10 il terzo, 1 gol nei suoi ultimi sei mesi a Trapani, ma è il suo gol più bello, al Meazza contro l’Inter e la Sud vestita di granata a invocarne il nome. Con il silenzio sobrio di chi non ha mai troppo da dire, di chi ha compreso la propria dimensione ed è sempre pronto a fare un passo indietro.

Il primo anno gioca seconda punta, in coppia con Giuseppe Perrone nel 4-4-2 totemico di Boscaglia. Arriva la promozione in Prima Divisione. Il secondo anno parte dalla panchina, a metà stagione si reinventa esterno sinistro di centrocampo e conclude da titolare, è il miglior Madonia di sempre. L’anno successivo gioca, non sempre, ma è decisivo nella cavalcata finale verso la Serie B. Poi soffre il salto di categoria, prima in silenzio, poi un po’ borbottando, a Gennaio saluta tutti e torna in Lega Pro, a Catanzaro.

Ho selezionato i gol più belli della sua esperienza granata per rendergli il meritato omaggio.
Qui a 00:30 (dopo avere già segnato il primo gol) recupera palla a centrocampo dai piedi di un avversario e punta la porta. Cambia direzione continuamente, al punto che sembra andare sempre dritto. Attraversa tutta la difesa avversaria e supera il portiere cogliendolo in controtempo, come gli si vedeva fare ad Adrano. Delizioso.
Qui a 34:50, nella partita decisiva per la promozione in B, raccoglie un cross dal fondo, il suo tiro viene respinto e gli ritorna sui piedi, dribbla il difensore sull’esterno à la Milito a Madrid e segna con quell’indescrivibile semplicità che conserva sempre. (Ho scelto questo video in particolare perché mi emoziona il coro che parte immediatamente dopo, Oh mamma mamma mamma… ho visto Madonia…).
Qui a 2:19 dovete cliccare TUTTI, per amore del calcio. Il pallone passa dal centrocampo e la Cremonese non è schierata benissimo, sono gli ultimi minuti. Mi aspettavo Madonia scattasse, chiedesse la palla nello spazio alle spalle della difesa molto alta, come qualunque ala sinistra avrebbe fatto. Invece si ferma.
(«Son apenas segundos, dos o tres segundos, pero parecen quince o veinte.», su, ripassatevi quel concetto tutto latino-americano che è la pausa, che è calcio, arte e filosofia, poi tornate a vedere Madonia.)
Perde volontariamente un tempo di gioco, inventa una serie di combinazioni con il compagno che semplicemente non esistono, ok sono visibili ma non esistono, e si invola verso la porta con la più bella delle finte di corpo, lasciando scorrere un pallone che accarezza con lo sguardo, che sa esattamente dove andare a riprendere. Non pago, confonde un altro avversario prima di gonfiare la rete. Sono in piedi e applaudo.

CONCLUSIONI

Anche in questo caso ho deciso di raccogliere in una frase i commenti dei trapanesi che hanno seguito insieme a Madonia la parabola più emozionante della storia della società:
«Giocatore dotato di sapienza e talento calcistico inusuali per le categorie minori. Ha pagato il non avere fisico e capacità atletiche adeguate al suo genio. Discontinuo, un po’ innamorato di se stesso. Una persona per bene, di poche parole. A Trapani è entrato di diritto nella storia del club, indimenticabile.»
E ho messo da parte il mio commento preferito, quello che racchiude tutto quell’anniottantismo di cui mi innamoro ogni volta che guardo un video di Madonia: «Se il calcio si giocasse ad un tocco solo, sarebbe in Serie A».

L’impressione è che non sia un giocatore semplice. Inadatto alla difesa della palla per coprire il ruolo di punta, non abbastanza rapido per essere un ala pura, il baricentro troppo alto per cavarsela da trequartista tra le linee.
Se Matera saprà capirlo, metterà in condizione giuseppemadonìa di tornare MARADONÌA, e abbraccerà un calciatore trascinante, sensuale, emozionante, anniottanta.

Per questo motivo, per tutti i motivi, benvenuto Giuseppe.

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credits

Ringrazio per la collaborazione, la competenza e la disponibilità:

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2 thoughts on “IL MATERA CHE SARÀ: GIUSEPPE MADONIA

  1. topjack ha detto:

    Hai centrato il pensiero di noi tifosi ed hai perfettamente raccontato pregi e difetti di Ma(ra)donia.
    In bocca al lupo a Peppe ed al Matera.

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