Fútbol

IL WANNABE PAGELLONE

Italia-Costa Rica

«Oggi nessuno vuole copiare nessuno e il cinema italiano che osserviamo, pur vitale, non è originale proprio perché non copia. È un peccato.»

Mutuando da questa considerazione di Scola, abbiamo deciso di copiare miseramente ed anche in ritardo un’idea già avuta da altri, con risultati decisamente migliori tra l’altro. Amici e collaboratori di WannaBe Radio e del WannaBe Blog hanno redatto la loro personalissima pagella su ciascuno dei dodici protagonisti della disfatta di Recife. Non saremo ancora lontani dalle nenie di plastica che passano sui quotidiani nostrani, ma ci stiamo arrivando.
di Redazione

Gianluigi Buffon
di Tommaso Calculli

«Senza Buffon e Pirlo avrei fatto la fine di Lippi in Sudafrica». Così Cesare Prandelli per ricordare al mondo che il Portiere ci sarà anche per il suo quarto Mondiale di fila. Ma gli anni passano per tutti: otto non sono pochi e, a voler dirla tutta, neanche quattro.
La tribuna stampa è convinta che abbia perso l’elasticità di un tempo (in favore di un carisma da re dello spogliatoio) e che ormai Sirigu dia sicurezza anche grazie agli anni. In realtà in una partita in cui 0-0, 0-1 e 1-1 ci avrebbero portato a “fare la fine di Lippi” (eccettuando il terzo match!) ogni parata di Gigi vale come un gol perché, se ci riflettiamo, anche sullo 0-1 eravamo sullo 0-0.
Molto reattivo in due occasioni nel primo tempo, nel secondo grande scatto per andare liberare la trequarti. Nulla può sul gol, ma si spera che in futuro eviti qualche uscita a vuoto.

VOTO 6 – Come i Mondiali che gli auguriamo di giocare.

BUFFON

Ignazio Abate
di Giuseppe Di Pede

In una rarissima intervista su Rai Sport Uno, Gattuso disse di lui (vado a memoria): «Per me con quella progressione e quella corsa può diventare il più forte terzino al mondo. Peccato che quando arriva sul fondo gli manchi la lucidità per fare buoni cross».
Gattuso non è certo Tiresia: il pendolino (o meglio pentolino) di Sant’Agata dei Goti fallisce al primo grande appuntamento. Non me ne vogliano i vari Walcott e Gervinho ma il calcio non è mero atletismo: c’è una palla da saper gestire, da saper riconquistare.
Altri detrattori meritocratici direbbero che Abate non è certo uno della workin’ class: il padre Beniamino, preparatore dei portieri del Milan ed ex calciatore, avrebbe avuto di certo un ruolo nel reclutamento del giovane Ignazio nelle giovanili rossonere. Ma noi preferiamo in questa sede attenerci al campo.
Nel primo tempo Abate si segnala per poco: intimidito dalla catena Diaz – Bolanos non riesce in alcun dai e vai con il più pimpante Candreva, finendo per presidiare soltanto la propria area di competenza. Addirittura in un calcio d’angolo rischioso perde la marcatura su Borges.
Nella ripresa si materializza poi l’incubo di tutti i milanisti, (ricordando l’imperfetta diagonale su Milito): Campbell s’invola velocissimo sulla sua sinistra, per fortuna è in fuorigioco. Col passare dei minuti diventa sempre più intimidito ed evanescente, non cercando mai la sovrapposizione come vorrebbe Prandelli dai suoi terzini; tant’è che, come un triste presagio, l’ombra dell’Arena Pernambuco s’adagia sul lato destro del campo, oscurando la sua già opaca prestazione.

VOTO 5 – TROPPO DIMESSO (da che ospedale?).

ABATE

Andrea Barzagli
di Vincenzo Paternoster

Forse all’interno del caos difensivo è l’unico che si salva, soprattutto se guardiamo la pessima performance del suo compare col nasone lì dietro.
Più di una volta lancia un bestemmione ad Abate per ricordargli di tornare in difesa, con scarso successo vista la sua incapacità nel cogliere al volo parole in italiano, anche se un paio di minacce di morte da De Rossi con il coltellino alla gola hanno aiutato.
Insomma, si potrebbe definire una partita nella norma di Barzagli, ma la difesa è troppo poco compatta, a tratti lascia spazi oceanici agli avversari.
Oltre alla poca compattezza io qui ci metterei anche il fattore psicologico (con Abate, del resto…). Manca completamente l’uniformità mentale, non si capiscono mai, nessuno che provi ad adattarsi o a leggere l’intenzione del compagno.
Il risultato è che provochiamo lacune difensive delle dimensioni della vagina della mamma di Manuel.
È sempre il solito discorso: in Italia, soprattutto, non ci sono grandi difensori ma solo grandi difese (Barzagli, ad esempio, prima di giocare nella Juve sembrava un giocatore finito, il discorso è lungo ma spero si sia capito). Infatti è la capacità di anticipare, capire, leggere le situazioni con la testa dei compagni a rendere compatte le difese, l’imperativo deve sempre essere l’organizzazione altrimenti non si può difendere .
In questa partita più che nelle altre si è notata l’assenza di schemi difensivi da parte dell’Italia, al contrario della Costa Rica che eseguiva molto bene la famosissima diagonale e manteneva una linea quasi perfetta (undici fuorigioco!).
Al posto di Prandelli mi concentrerei sulla revisione della fase difensiva visti anche i rientri veramente pessimi, scoordinati, in affanno (mi viene subito in mente il rientro di Chiellini quando ha quasi regalato un rigore).
Quindi gioca male la difesa, e gioca male anche Barzagli.

VOTO 5,5.

BARZAGLI

Giorgio Chiellini
di Marcello De Bonis

Nonostante il clima tropical, King Kong Chiellini non si trova a suo agio. Gioca il primo quarto d’ora discretamente, poi viene abbattuto da un missile di Júnior Díaz e sembra perdere la cognizione crono-spaziale.
Conclude il primo tempo con un retropassagio sbagliato, che innesca un`azione personale di Cambpell. Non è goal!
Giorgione si é giocato chiaramente l’uno a zero e tre minuti dopo perde la marcatura sul capitano costaricano Ruiz , che colpisce indisturbato di testa. Traversa e poi goal, come Zizou nel 2006, ma per convincere una massa di tifosi increduli serve la Goal Line Tecnology.
Nel secondo tempo le cose peggiorano, Chiellini, invece, sembra riprendersi, ma la scelta del CT di eliminare due giocatori a centrocampo espone la difesa italiana a pericolosi contropiedi.
A fine partita Giorgione viene assunto come boscaiolo nella foresta Amazzonica per fare spazio ai terreni coltivabili.

VOTO 4 – Troppi errori, soprattutto nel primo tempo, e poca sicurezza. In compenso è sempre utile… per far male agli avversari.

CHIELLINI

Matteo Darmian
di Manuel Grieco

Darmian ha avuto l’onore di conoscermi due anni fa in un ristorante di Torino.
Stava pranzando insieme a Cerci e alla ragazza, e subito mise in luce grandi capacità atletiche (ricordo uno scatto verso la propria macchina per evitare la multa).
Da quel momento in poi la sua carriera è stata un crescendo fino alla chiamata del ct Prandelli.
Ieri, nel disastro generale contro la Costa Rica, lui con quell’espressione innocente più che il terzino della nazionale potrebbe fare il chierichetto nella cattedrale di Superga.
Nonostante ciò resta uno dei migliori tra gli azzurri e merita di stare in Nazionale… Cantanti.

VOTO 5,5 – #manuelnonèfelicedite.

DARMIAN

Daniele De Rossi
di Mauro Acito

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(Mi ha inviato questa, di risposta. A voi le interpretazioni.)

DEROSSI

Thiago Motta
di Francesco Lisanti

Ho la responsabilità di scrivere del giocatore di cui, in rapporto ai minuti giocati, si è parlato e si parlerà di più. Alle 18.55 Paola Ferrari twittava questo, cinque minuti dopo ci arrivava la notizia della scelta di Prandelli, probabilmente fedele follower di Paola Ferrari, di sostituirlo.
Al momento in cui scrivo il nome Thiago Motta compare in cima alle tendenze italiane subito dopo #italiacostarica e #cassano, subito prima di ‘Buffon’ e ‘Seredova’.
Scorrendo i primi tweet, i paragoni che si susseguono sono: Baghdatis (quota hipster sportivi), Godot (quota radicalscì), la propria nonna (quota Tavernello).
Io, invece, adoro Thiago Motta. Dell’anno del triplete conservo solo una maglia, la sua numero 8 bianca, comprata a inizio stagione. Affezionatomi al PSG, quest’anno ho ovviamente comprato la sua numero 8 blu.

Thiago è la vera sorpresa dell’undici iniziale, più di Abate e più di Buffon. «Delle scelte di Cesare Prandelli, Thiago Motta è stata la scelta più sbagliata», dice Marco Mazzocchi, a posteriori ovviamente.
Probabilmente l’intenzione di Prandelli era abbassare il ritmo, abbassare il baricentro, aumentare le possibilità di cogliere alle spalle i costaricani, giocandocela sul cambio di gioco con un sinistro sul centrodestra e un destro (Pirlo) sul centrosinistra.
Ci riusciamo a metà, quello che è certo è che da quando Thiago lascia il campo non ci riusciamo più.

Nel primo tempo effettivamente fatichiamo ad uscire dalla difesa, perché i costaricani ci pressano con quello che mi è sembrato un castello di carte©, ingabbiando i nostri due interni dentro due triangoli molto stretti e molto elastici aventi per base la linea formata da Campbell e le due ali, Bolaños e Ruiz, e per vertici i loro due interni, Borges e Tejeda. Spero di aver reso l’idea.

castellodicarteEccolo il castello di carte©. Pirlo è perfettamente ingabbiato e la ricezione è impossibile. Thiago Motta non è nell’inquadratura.

Però Thiago c’è sempre, è una certezza, spalle alla porta, statuario, un supporto costante per Pirlo e De Rossi. Chiude la partita con il 100% (centopercento!) nei passaggi, 34/34, di cui – lo riconosco – uno solo è classificabile come ‘lungo’ ma è meraviglioso, al diciannovesimo, a lanciare Balotelli in diagonale prima di una splendida chiusura di Giancarlo González.
Il nostro primo tiro in porta è suo, di notevole c’è anche il geniale assist di testa al trentatreesimo, a prolungare il lancio di Pirlo sui piedi di Balotelli che calcerà tra le mani di Navas, e il suo enorme lavoro sulla transizione difensiva.
Il primo pressing di Thiago è inquietante, persino per il talento cristallino di Tejeda. Non è uno splatter, non è Arturo Vidal, è un horror vecchia scuola italiana, è il trotto della diligenza, il violino gracchiante, il cingolare delle catene, non lo vedi ma sai che sta arrivando. E non sai su che lato giocarla.
Intorno al ventesimo segno sul taccuino che Tejeda sta iniziando a sbagliare dei passaggi, a forzare delle giocate, di lì a breve il castello di carte costaricano inizia a sfaldarsi e arrivano le nostre migliori occasioni.

pressingthiagoUno dei rarissimi errori di Tejeda. Il pallone gli è quasi arrivato e Thiago è già nel suo raggio di azione, obiettivamente poteva poi gestirla meglio, ma Thiago c’è.

Pochi minuti dopo, però, il gol di Bryan Ruiz, il tweet di Paola Ferrari, il cambio di Prandelli, e ci meritiamo la sconfitta. O ci meritiamo Thiago Motta, ha sentenziato qualcuno.

VOTO 5 – Come il meraviglioso numero che porta sulla maglia. Perché dare sufficienze oggi diventa difficilissimo, e perché il peso del tribunale popolare non posso sostenerlo da solo.

THIAGOMOTTA

Andrea Pirlo
di Benedetto Lamacchia Acito

Parte tutto secondo copione: Balotelli allunga la squadra e lui lo imbecca con comunissimi lanci da 40 metri.
Poi nel secondo tempo Cesare gli svuota man mano l’orchestra a centrocampo e la rimpiazza con un coro di punte che si mangiano a vicenda gli spazi.
Andrea fa quel che può, ma il centrocampo a due è una condanna ai lavori forzati per i suoi piedi di fata (e una lesa maestà alla sua età anagrafica).

VOTO 6 – ESILIATO.

PIRLO

Antonio Candreva
di Wlady Melchionne

Un passo indietro, anzi due.
L’esterno della Lazio questa volta ci ha sorpreso in negativo. Durante il primo tempo è completamente assente dal match, non solo fisicamente ma anche mentalmente. Sbaglia stop e passaggi ma non è l’unico.
Se poi mister Prandelli lo circonda con Thiago Motta e Abate…
Con Thiago dialoga poco ed Abate non si fa quasi mai vedere in sovrapposizione, soltanto una volta succede, ed è fuori tempo come nessuno lo è stato mai.
Il secondo tempo accenna un timido risveglio ma non riesce ad incidere.
Dei nostri azzurri non è l’unico mediocre, la sua prestazione è pressoché simile ai suoi compagni.

VOTO 5 – DISTRATTO.

CANDREVA

Claudio Marchisio
di Gennaro Tortorelli

Prime battute di gioco, giropalla dell’Italia, movimento incontro di Balo e Marchisio parte in profondità con timing perfetto. Pirlo, inspiegabilmente, stoppa il pallone prima di lanciare. Fuorigioco.
«Dai è capitato, la prossima si va in porta», avrà pensato l’eclettico centrocampista piemontese e anche Prandelli l’aveva pensata così.
Più tardi su di una corta respinta del portiere il vantaggio azzurro gli è negato per pochi attimi. Altre occasioni, però, non si presentano, i Ticos corrono di più e sono sempre cortissimi, cerca e a volte trova buone combinazioni sulla corsia con Darmian. Nulla più.
Nella ripresa il clima equatoriale e l’orario improponibile mettono il dito nella piaga. Cala fino a scomparire come Houdini.

VOTO 5,5 – ILLUSIONE prima, ILLUSIONISTA poi.

MARCHISIO

Antonio Cassano
di Gennaro Tortorelli

I primi 45′ avevano palesato qualche difficoltà, ci vuole più qualità tra le linee. Il ct si gira verso la panchina e vede il numero dieci sulla maglia di un ragazzone (forse troppo –one) con la stessa faccia del bambino terribile di Bari vecchia. Non di certo quella di uno che sta per giocarsi le sue carte nel primo e forse ultimo mondiale di una carriera controversa e piena di rimpianti. Prandelli però non ha dubbi, tocca a lui.
Chissà come si dice “mittacassàn” in bergamasco.
In campo la storia è un’altra, ha il merito di farsi trovare sempre libero tra le linee, ha il demerito di non incidere MAI.
La sua andatura compassata e danzerina non sembra creare troppi problemi ai costaricensi. Ha un’occasione in contropiede dopo una sgroppata di Candreva, stoppa nel cuore dell’aria di rigore e dimostra tutti i suoi limiti in una sola giocata, opta per un piatto sinistro da far passare sotto le gambe del difensore avversario per poi raggiungere Balotelli in un taglio alle spalle del suo marcatore. Cala al passare dei minuti, finisce stanco come se avesse giocato tutta la partita e il suo passeggiare snervante come i replay con la Goal Line Tecnology.

VOTO 4 – SE RECIFE AVESSE LA MONTAGNA.

CASSANO

Mario Balotelli
di Mauro Danzi

Amato o odiato, bisogna ammettere che è fondamentale nella scacchiera azzurra di Prandelli. Dopo l’ottima prova contro l’Inghilterra, condita anche con il gol vittoria, il bad boy con il numero 9 sulla schiena delude come tutta la squadra.
Costretto a fare reparto da solo, viene circondato dalla gabbia dei difensori costaricani, specialmente Gonzalez gli morde le caviglie come un mastino e vince ogni contrasto. Ma Mario rimane comunque il più pericoloso dei nostri mangiandosi quel gol su pallonetto, sfruttando il suo fisico e facendo una sponda per Motta che la mette al lato, e, pochi minuti dopo, sparando una sassata su Navas.
Nel secondo tempo ci si ricorda di lui solo per un dubbio fallo ai danni di Duarte che gli costa il giallo. Da un campione di questo calibro ci si aspetta sempre una partita al top, ma l’Italia non può prescindere da lui.

VOTO 5,5 – INCOLPEVOLE.

BALOTELLI

Cesare Prandelli
di Alfredo Tropeano

Il suo 4-1-4-1 è un’idea geniale per il mondiale: in sostanza super catenaccio (difesa featuring centrocampo) senza rinunciare ai giocatori tecnici.
Questo modulo, però, va bene contro le squadre che attaccano, di certo non con la Costa Rica. La troppa densità a centrocampo e Thiago Motta non facilitano la velocità di azione, così il giropalla della nazionale sa di carillon per la ninna nanna e spesso si intoppa per la scarsa precisione nei passaggi.
Cesare vorrebbe sfruttare il possesso palla e sorprendere gli avversari col lancio lungo (soprattutto per la loro linea alta), peccato che questa soluzione funzioni poco, un po’ per le disattenzioni dei nostri giocatori offensivi (ben 11 volte in fuorigioco), un po’ perché (onore a Pinto) la linea difensiva della Costa Rica si muove davvero bene.
Probabilmente è colpevole di aver smontato quella che è stata la chiave della vittoria con l’Inghilterra: l’affiatata coppia della fascia destra Candreva-Darmian, spostando quest’ultimo a sinistra. Ci prova in tutti i modi a cambiare l’inerzia della partita e inserisce (in ordine cronologico) Cassano, Insigne e Cerci, giocatori che avrebbero potuto collegare meglio centrocampo e Balotelli e aggiungere un po’ più di fantasia alla squadra. A fine partita dirà «mi aspettavo un po’ di più dai cambi».

VOTO 5 – DELUSO E DELUDENTE.

PRANDELLI

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