Fútbol, Racconti Mondiali

Il potere dell’eleganza

ivan-rakitic
A ventisei anni, il compito di guidare la Croazia nella partita inaugurale del Mondiale brasiliano contro la squadra ospitante, dopo aver regalato al Siviglia un’impronosticabile Europa League, probabilmente prima di firmare per il nuovo Barcellona di Luis Enrique. La trascendente eleganza di un talento fuori dal tempo, che ha concretizzato l’idea di onnipotenza.

di Francesco Lisanti

1930 Uruguay – Perù 1-0
1934 Italia – Stati Uniti 7-1
1938 Francia – Belgio 3-1
1950 Brasile – Messico 4-0
1954 Svizzera – Italia 2-1
1958 Svezia – Messico 3-0
1962 Cile – Svizzera 3-1
1966 Inghilterra – Uruguay 0-0
1970 Messico – URSS 0-0
1974 Germania Ovest – Cile 1-0
1978 Argentina – Ungheria 2-1
1982 Spagna – Honduras 1-1
1986 Messico – Belgio 2-1
1990 Italia – Austria 1-0
1994 Stati Uniti – Svizzera 1-1
1998 Francia – Sudafrica 3-0
2002 Giappone – Belgio 2-2
2002 Corea del Sud – Polonia 2-0
2006 Germania – Costa Rica 4-2
2010 Sudafrica – Messico 1-1

Qui di sopra, l’avrete capito, ho riportato il tabellino della gara d’esordio del paese organizzatore per ciascuna edizione del campionato mondiale di calcio.
È singolare, l’avrete notato, che in venti occasioni la squadra del paese ospitante non abbia mai perso, e che il rapporto tra vittorie e pareggi risulti notevolmente 14/6.

Le ragioni, anche alla luce di alcuni episodi non propriamente pronosticabili, lascio trovarle a voi. Quello che mi premeva mettere in evidenza, a pochi minuti dal fischio d’inizio all’Arena Corinthians di São Paulo, è l’impossibilità storica che vinca la Croazia. Se volete giocarvi la doppia chance (che al momento in cui scrivo Paddy Power quota 1.03, o 3/100 se preferite) dovreste essere ancora in tempo. Vittoria assicurata.
Se al contrario siete degli inguaribili romantici, quelli del c’è sempre una prima volta, del mai dire mai,dell’ a volte i miracoli succedono (questo l’ha detto Niko Kovač), allora potreste passare i minuti che vi separano dall’inizio del Mondiale brasiliano a scorrere video su Youtube di Ivan Rakitić. Qualunque sia il risultato finale di Brasile-Croazia, garantisco ne sarà valsa ugualmente la pena.
(Per completezza di informazione, al momento in cui scrivo Paddy Power quota la Croazia vincente 11.00, o 10/1 se preferite. Rakitić nel Siviglia indossa la numero 11, anche qui lascio a voi).

Nato in Svizzera
Möhlin è un comune della Svizzera settentrionale, al confine con la Germania, a una ventina di chilometri da Basel, e registra diecimila abitanti. Un po’ come il grande Albinoleffe che fu, Möhlin non ha una propria squadra di calcio e ne condivide una con l’attiguo comune di Riburg. Gli abitanti della zona sono presumibilmente simpatizzanti dell’ FC Möhlin-Riburg.
C’è un’altra squadra, però, con sede a Möhlin e una fonetica completamente diversa, ha un logo molto apprezzabile e una pagina Facebook con soli 22 mipiace (il mio è uno dei 22).

L’NK Pajde è stata fondata nel 1989 da Luka, il primo presidente, e un gruppo di amici.
La storia di Luka è una storia abbastanza comune per quella frazione di Novecento. Nasce nel villaggio di Sikirevci e conosce giovanissimo la futura moglie Kata, del vicino villaggio di Žepče.
Nel 1985 abbandonano le rispettive famiglie e partono con al seguito il figlio Dejan, dieci anni, per cercare fortuna in terra elvetica. Se i familiari di Luka volessero oggi raggiungere i familiari di Kata dovrebbero ricordarsi il passaporto, perché la geopolitica di fine Novecento ha stabilito che Sikirevci fosse Croazia e Žepče fosse Bosnia-Erzegovina.
L’anno precedente la fondazione dell’NK Pajde – che è un termine molto colloquiale per dire amici in croato, potreste intenderlo come buddies – nasce Ivan, il 10 Marzo del 1988.

Nella cordialissima Svizzera, dove non puoi buttare la carta per terra ma puoi educatamente invitare un ragazzo slavo a tornare nel proprio paese, non era semplicissimo ambientarsi.
Möhlin è un paese di tradizione ultra-conservativa, il partito di maggioranza, quello che vince, è lo Schweizerische Volkspartei, letteralmente il partito del popolo svizzero.
Il potere del calcio di farsi lingua comune, strumento di integrazione, ha quindi assunto un ruolo determinante nella parabola di Luka Rakitić, giovane immigrato slavo senza legami, poi carpentiere, adesso anche proprietario di una piccola impresa edile.
Quel potere del calcio si è poi materializzato nei piedi magici del figlio Ivan, che a 5 anni entra nelle giovanili del Basilea, modello di perfezione programmatica, e ne esce a 16, quando Youtube ancora non esiste ma gli osservatori di Arsenal, Chelsea e Juventus assistono regolarmente alle sue partite.
Di comune accordo con i genitori, Ivan declina le proposte e prosegue da professionista nel Basilea.
Al termine della stagione 2006/2007 è eletto Miglior giovane del campionato e vince anche il premio per il Miglior gol dell’anno, contro il San Gallo, dove sostanzialmente è Zinedine Zidane all’Hampden Park, ma a 19 anni.

La qualità del video è pessima, il numero 10 uno dei miei giocatori preferiti. Ci faccio caso ora, è il terzo racconto su tre in cui mi trovo a citare Zinedine Zidane.

Contestualmente Rakitić gioca 4 partite con l’Under 21 svizzera.
Il 22 Giugno del 2007 un diciannovenne Ivan rilascia due annunci di interesse nazionale, che l’accordo con lo Schalke 04 è stato raggiunto, ed era la destinazione migliore perché Ivan parla il tedesco, e che ha scelto di giocare con la nazionale croata, perché è nato in Svizzera, ma si sente croato.
«Tornatevene in Yugoslavia», la mamma Kata rivela di averlo nascosto per molto tempo ad Ivan, ma in quei giorni le lettere, le telefonate, i messaggi in segreteria telefonica non sembrano perfettamente coerenti con la pulizia delle strade, al punto che poco prima del viaggio per Gelsenkirchen una compagnia di security chiama a casa Rakitić per sapere se fosse necessaria la scorta.

Tra alti, bassi, infortuni, e le necessarie difficoltà di un ventenne che passa dal campionato svizzero al campionato tedesco, Rakitić trascorre tre anni e mezzo nella Ruhr. Acquistato per cinque milioni di euro, è ceduto al Siviglia per due milioni e mezzo nel Gennaio 2011. Appena arrivato parte subito titolare contro il Malaga, due anni dopo è sulla copertina di qualunque quotidiano sportivo spagnolo.

Somiglia più a Sting che a Johnny Depp, mi fanno notare. Sulle note di Pirati dei Caraibi, uno dei suoi gol più belli e importanti in Bundesliga.

Esploso a Sevilla
Le statistiche possono aiutare molto a leggere il calcio, oppure risultare completamente fuorvianti, ma questo è un argomento di cui si discute in altre sedi, alle quali lascio l’ingrato compito.

Un contesto in cui le statistiche tornano particolarmente utili è l’individuazione di affinità tra giocatori. Al di là del sistema di gioco in cui sono soliti giocare, se hanno numeri simili allora tendono a fare le stesse cose.
Ad esempio, il Liverpool ha in rosa Joe Allen, sul quale tuttora versa una certa insoddisfazione, ma quando gioca davanti alla difesa colleziona i numeri di Busquets, non quelli di Pirlo. Quindi probabilmente bisogna rivedere le aspettative nei suoi confronti, se non proprio rivedere il sistema di gioco che lo metta in condizione di rendere al meglio.
Un po’ come Verratti che ha gli stessi numeri di Xavi, ma numeri molto diversi da Pirlo, e vallo a spiegare a Franco Ordine.

Quando Ted Knutson, all’inizio della finestra di mercato invernale, prova a individuare un possibile acquisto per il Liverpool da inserire nella linea di successione di Steven Gerrard (il giocatore più simile a Pirlo in Europa, e vale ovviamente il contrario), io scopro definitivamente Ivan Rakitić.
Come sottolinea Knutson, Rakitić è uno dei due soli giocatori in Europa a rispondere perfettamente al similarity score test (ah, l’altro è Cigarini, se vorrete farlo presente a Franco Ordine) ed è notevolissimo che lo faccia giocando in posizione offensiva, pur essendo perfettamente in grado di ricoprire il ruolo di playmaker davanti alla difesa. All’articolo è allegato un video, dopo un minuto capisco perché Rakitić sia destinato a diventare il mio giocatore preferito.

Le ultime due stagioni di Rakitić al Siviglia sono poetiche – troverete un paio di link più in basso in grado di rendere abbastanza bene l’idea – e come saprete il 14 Maggio ha sollevato l’ultima Europa League da capitano e da Migliore in campo Uefa, suggellando quella sensazione di onnipotenza calcistica che ha iniziato progressivamente a comunicare. Come altro descrivere questo passaggio a Bacca, juste pour le plaisir des yeux.

Onnipotenza qui non vuole essere una iperbole, ma è da intendersi in senso letterale.
In uno sport talmente fluido da escludere possibilità di statwhorismi, i dati di Rakitić tracciano il profilo del giocatore perfetto, che sembra una pubblicità Samsung tabulata.
Alla voce ‘assist’ è Cristiano Ronaldo (10), alla voce ‘gol segnati’ è David Villa (12), alla voce ‘occasioni create’ (78) è Lionel Messi, che è quello che gli si avvicina di più, perché Rakitić è il primo della lega.
E ancora, alla voce ‘anticipi’ è Sergio Busquets (2.06), alla voce ‘passaggi chiave’ è Isco (2.26), alla voce ‘contrasti’ è Diego Godín (1.83), alla voce ‘palle perse’ è Gabi (1.7, Ronaldo e Messi ne perdono circa il doppio). Questi valori che leggete sono in formato p90, sostanzialmente in relazione ai minuti giocati.

Frammenti di onnipotenza. Non saprei che minuto cosigliarvi

Marça intuisce la stagione monstre e a Gennaio lo definisce todocampista, e come altro vuoi definirlo, sa fare tutto.
Stando a whoscored.com, nelle 41 presenze da titolare (su 48 complessive) in questa stagione è stato impiegato da trequartista 25 volte, da interno 10 volte, e da mediano 6 volte. Il dato è ovviamente riferito a quello che si legge sulla formazione iniziale, perché poi nel corso della partita Rakitić è ovunque, il giocatore ideale per l’interpretazione plastica di Unai Emery delle fasi di gioco.
Come puoi marcarlo, se calcia così di sinistro e così di destro. Come disporre la linea difensiva se c’è il rischio che faccia questo, come organizzare le marcature su palla inattiva se il risultato è questo.

Il 26 Marzo l’Atléti realizza di poter realisticamente vincere il titolo, perché il Real Madrid perde al Ramón Sánchez Pizjuán. Il gol che consegna la vittoria al Siviglia è questo, e lo segna Carlos Bacca. Quello che succede un attimo prima del gol lo si vede solo nel replay, ma non lo si dimentica più. Dalla difesa arriva uno spiovente verso la metà campo sivigliana, Pepe corre verso il pallone per tentare l’anticipo. Rakitic sembra voler difendere il pallone con il corpo sull’arrivo del difensore, un secondo dopo lo ha scavalcato colpendo con il tacco, lo ha circumnavigato e ha messo giù il pallone circondato da un’aura mistica.
Varane non sa su che lato puntarlo, Rakitić lo coglie perfettamente in controtempo con un tocco delizioso, non si capisce con quale parte del piede la tocchi, è ipnotico. Il numero nove poi è bravissimo a battere Diego López.
«Goooolllll de Carlos Bacca, pero qué maravilla el jugadón de Ivan Rakitić».

Al momento in cui scrivo pare vicinissimo a firmare per il Barcellona, che pare abbia venduto Fabregas, e il suo valore di cartellino oscilla tra i quindici e i venti milioni di euro, nonostante sia soltanto a un anno dalla scadenza del contratto.

Non vedo l’ora di veder giocare il Barça di Luis Enrique, soprattutto se ci sarà Rakitić. I ‘pequeños detalles’ sono al momento ancora in discussione.

Arrivato in Brasile
Non è facile parlare della Croazia, dal momento che come la Corea del Sud ha cambiato allenatore immediatamente dopo il girone di qualificazione, immediatamente prima del doppio confronto per lo spareggio.
Nel girone di qualificazione in panchina ha seduto Igor Štimac, un titolare della gloriosa Croazia del 1998. L’impressione è che al playoff per la fase finale la Croazia ci sia arrivata quasi per caso, umiliata dal Belgio nel doppio confronto e riuscendo nell’impresa di perdere sia all’andata che al ritorno contro la Scozia.
Ci è arrivata senza giocare due partite consecutive con lo stesso schema, sperimentando una quantità impressionante di calciatori, che faticheresti a pensare che una nazione di quattro milioni di abitanti, praticamente Milano, possa produrne tanti. Nella gara di ritorno contro il Belgio si è disposta con un improbabile 3-1-5-1, con Modrić unico playmaker e Rakitić schierato con scarso entusiasmo sulla fascia. Lukaku ha passeggiato negli spazi enormi tra i reparti croati.
L’unica convinzione di Štimac che mi pare condivisibile è l’impossibile coesistenza di Rakitić, Modrić e Kovačić.

I fratelli Kovač hanno invece fondato il loro progetto tattico proprio su un ordinato 4-2-3-1 che vede in linea mediana i primi due e sulla trequarti il terzo.
La nuova Croazia è per natura una squadra orientata molto al possesso palla (non lo era nella gestione precedente), ovviamente con grandissima qualità. Il compito di Kovačić è di spaziare continuamente tra le due linee alla ricerca di linee di passaggio, confondendo lo schieramento avversario. Quando ci riesce, la Croazia è pericolosissima.
Contestualmente i due centrali sfruttano la grandissima intelligenza nelle lettura del gioco per scivolare lateralmente in fase di possesso, migliorando le linee di passaggio, e tornare molto vicini, strettissimi, in caso di attacco avversario. Come in tutti i 4-2-3-1 che si rispettino, le catene laterali con i terzini e le ali funzionano molto bene e garantiscono spesso l’arrivo sul fondo per il cross.

In Croazia, e dagli torto, c’è un discreto entusiasmo per la riedizione del triangolo magico, il trio di centrocampo composto da Asanović, Boban and Prosinečki che ha guidato la Croazia attraverso l’indipendenza geopolitica e il bronzo ai Mondiali francesi del 1998. Nella fase finale, però, Blazevic ha sempre sacrificato uno tra Asanović e Prosinečki schierando Soldo, un mediano classico.

La Croazia non avrebbe neanche troppe possibilità. C’è Vukojević della Dynamo Kiev che ha 30 anni e 54 presenze in Nazionale, è un discreto mediano, di grinta ed esperienza, che risponderebbe all’identikit. Dalle ultime amichevoli sembra comunque che i Kovac gli preferiscano il ventunenne Brozović, più un classico metodista che l’incontrista di cui la Croazia avrebbe bisogno. Ha ottime qualità tecniche e grande concentrazione in fase difensiva, pare su di lui ci sia la Roma.
Ad ogni modo, se il controllo del ritmo e del possesso è stato agevole contro l’Islanda e nelle successive amichevoli vittoriose contro Mali e Australia, mi sembra già improbabile contro il Brasile, e non sarà scontato contro il centrocampo ipermuscolare e discretamente tecnico del Camerun di M’Bia e Makoun, che ho visto giocare contro la Germania e m’è piaciuto molto.
Trovare un assetto solido ma efficace sarà la priorità, da qui passano le chances di qualificazione di una splendida Croazia.

Gli altri giocatori chiave sono il capitano Srna, Dejan Lovren, Perišić e Mandžukić. Il primo è ancora un grande terzino a 32 anni, uomo simbolo, gioca alto in proiezione offensiva a supporto della manovra e ha la qualità tecnica per accompagnare il possesso, calcia splendidamente le punizioni. Lovren è un centrale meraviglioso con troppi infortuni alle spalle, a Southampton lo adorano, Bloomberg lo ha eletto quinto miglior giocatore della Premier League, seguendo criteri statistici. Perišić gioca a sinistra e fa l’opposto di quello che fa l’ala destra, che tendenzialmente rimane larga mentre lui taglia continuamente verso il centro, aiutando lo sviluppo della manovra e creando gli spazi per la sovrapposizione del terzino. Mandžukić ha segnato tutti i gol decisivi nel cammino di qualificazione, è stato eletto Calciatore croato dell’anno negli ultimi due anni, ed è una certezza. Sfortunatamente sarà assente nella partita d’esordio, perché espulso nel playoff contro l’Islanda. Dopo la sua espulsione, tra l’altro, sembrava realistico potesse qualificarsi l’Islanda.

Il gol decisivo, ovviamente di Mandžukić, è una summa dell’organizzazione croata al servizio delle qualità individuali. Sugli sviluppi di un calcio d’angolo Rakitić punta l’avversario verso l’interno, quindi con estrema naturalezza sposta la palla sul sinistro e a quel punto il difensore semplicemente non può nulla, tutto sommato lo accompagna anche discretamente bene verso il fondo. La perfetta ambidestria del numero 7 gli consente di crossare ugualmente, una sponda intelligentissima di Perišić raccoglie e serve Mandžukić, che è sempre dove deve essere, e segna sempre.

Un aneddoto, neanche la Croazia è stata esente dall’epidemia di infortuni gravi e brutti da vedere che hanno condizionato le amichevoli premondiali. Quello di Daniel Pranjic rientra perfettamente nella categoria. Nel ruolo di terzino sinistro potrebbe sostituirlo il giovane Šime Vrsaljko, del Genoa.

Il percorso ‘torturous’ della Croazia verso il Brasile. Dalle acrobazie tattiche di Štimac alla concretezza di Niko Kovač.

Conclusioni
Ho fiducia che la Croazia possa agilmente superare il passaggio del turno, e fermarsi poco dopo. Il talento compenserà le numerose carenze, ma le squadre in senso assoluto più forti sono troppe, e alla lunga peserà. Ma sotto la guida pragmatica e carismatica dei fratelli Kovač, la leadership tecnica di Rakitić e Modrić, la supremazia atletica di Mandžukić e gli astri nascenti ben noti alle cronache, c’è motivo di credere che possa vivere un ciclo felice nei prossimi quattro anni.
In Russia nel 2018 Ivan avrà trent’anni, e la possibilità che ci arrivi da assoluto protagonista sono tutt’altro che remote.

Per il momento, dimostrare in termini numerici all’età di ventisei anni le stesse qualità di Pirlo e Gerrard è di per sé impressionante. A questo Rakitić aggiunge il fisico di un ventiseienne, quello che fanno Pirlo e Gerrard gli riesce con la stessa precisione al doppio del ritmo, recuperando il doppio dei palloni, segnando il doppio dei gol.
È evidente che fra cinque anni il ruolo di miglior centrocampista d’Europa possa tranquillamente competergli, nel frattempo si è già tolto una soddisfazione in campo europeo da primo attore, e di giocatori in attività che possano vantare altrettanto me ne vengono in mente pochissimi.
Il trasferimento al Barcellona pare ormai cosa certa, per cui non è più il momento di dare a Rakitić quel che è di Rakitić, quanto di assurgerlo a modello, di perdere ore sulle sue compilation su Youtube e convincersi che si può nascere gracili trequartisti e morire todocampisti, che con l’eleganza si può segnare tanto, far segnare tantissimo, guadagnare possessi e, all’occorrenza, sollevare le coppe.

Perché il potere ha il suo fascino, ma il fascino ha il suo potere.

rakitic11

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