Fútbol, Racconti Mondiali

Chiamatemi Giannis

fetfa1È passato attraverso un trasloco a dodici anni, una cura di ormoni per la crescita, la promessa di essere la Next Big Thing del calcio greco e gli schemi offensivi di Gasperini. Conosciamo Ioannis, per gli amici Giannis, che ha segnato alla Roma e in Brasile ci sarà.
di Francesco Lisanti

Non intendo illudere nessuno. Non c’è nessuna speranza di vedere il numero 18 in Brasile. Per i motivi che in seguito avrò modo di spiegare, non giocherà neanche un minuto.

Ioannis Fetfatzidis nasce a Drama, cittadina della Macedonia greca, a un pugno di chilometri dalle rovine di Pella, che un tempo era la sede di un impero, e adesso è sostanzialmente un museo a cielo aperto.
Eppure non è Alessandro il Grande il paragone scomodato più spesso per parlare di Ioannis.
C’è un’altra figura, più ingombrante, più influente e paradossalmente più popolare che ricorre con insistenza nella letteratura sportiva sprecatasi su Ioannis. Nasce a sud di Rosario, e con il quarto pallone d’oro consecutivo si consegna immortale alla memoria di questo sport.

Rispetto ai contendenti, va detto, Ioannis ha qualche referenza in più per conquistarsi il fregio di Europa’s Next Leo Messi.
Il padre è un ex calciatore con una mediocre carriera alle spalle, e l’idea di seguirne le orme deve farsi strada presto nella sua infanzia, se è vero che a sei anni mette piede per la prima volta in una scuola calcio.
Quando incontra Kostas Arzenis, Ioannis gioca in una selezione giovanile di Sourmena, un distretto nei pressi di Atene, a trecentocinquanta chilometri da casa. Ioannis ha dodici anni.
(Io, se mi impegno, riesco anche ad immaginarmi calciatore, ma non mi immagino, a dodici anni, a trecentocinquanta chilometri da casa.)

Kostas Arzenis, a metà degli anni ’90, è uno scout dell’Olympiakos Pireo. Ioannis è un dodicenne velocissimo, con una tecnica di dribbling visibilmente di un altro livello.
A tredici anni Ioannis veste per la prima volta un completo dell’Olympiakos, firma per la prima volta qualcosa che abbia un valore, è alto 151 centimetri, «ho faticato per arrivare a buoni livelli, a 13 anni ero molto più basso dei miei coetanei. All’Olympiakos mi proposero un trattamento a base di ormoni, vedevo ragazzi come me andare avanti e io restavo piccolo».
Scoprirà più tardi che a partire da qualche anno prima lo stesso trattamento era stato somministrato, con discreto successo, ad un ragazzo di Rosario trovatosi a vivere a Les Corts. «Sapere che anche lui aveva fatto lo stesso mi tranquillizzò», e vorrei vedere, Ioannis.
Nell’ottobre del 2009, Ioannis è alto 165 centimetri. È con Zico in panchina che esordisce in campionato, contro l’Atromitos, in un clima non propriamente rilassato. Chiude la sua prima stagione da senior con due presenze e l’esordio in Champions League.

La seconda partita è in casa contro l’Iraklis. Qui una sua conclusione viene respinta e diventa un mezzo assist per Enzo Maresca, che segna un gran gol.

Nell’estate 2010 Ioannis apprende dal nuovo allenatore Ewald Lienen, di essere ufficialmente nella prima squadra. A diciannove anni, Ioannis ce l’ha fatta.
Di lì a breve l’Olympiakos sarà eliminato a sorpresa dal Maccabi Tel Aviv nei preliminari di Champions League, Lienen sarà immediatamente esonerato (un’esperienza simile a quella interista di Lippi nel 2000/2001), e al suo posto viene richiamato lo spagnolo Ernesto Valverde.
La buona notizia è che Valverde conferma la fiducia al giovane Fetfatzidis, che al termine della stagione è eletto Miglior giovane della Greek Super League.

Il 23 novembre del 2011, al Vélodrome di Marsiglia Ioannis segna un gol importantissimo (e bellissimo) che sembra poter mandare l’Olympiakos agli ottavi di finale di Champions League, ma l’Olympique ribalta negli ultimi minuti il risultato a Dortmund e si prepara a umiliare agli ottavi l’Inter di Claudio Ranieri. Non so se Ioannis sia più affezionato al suo primo (e unico, fin qui) gol in Champions League, oppure al gol dello 0-2 contro l’Atromitos che gli vale il premio Gol dell’anno della Greek Super League.

Geniale. A Fifa non m’è mai riuscita.

Al termine della stagione 2011/2012 il tabellino di Ioannis in maglia erythrolefka recita 46 presenze e 7 reti in due stagioni. In quegli anni transita dal Pireo un discreto pacchetto di ali di caratura internazionale: Kevin Mirallas, Denis Rommedahl, Albert Riera, David Fuster. Per Ioannis è un successo.
A ventun anni Fetfa ha vinto due Greek Super League, una coppa nazionale, i premi individuali di cui sopra ed ha esordito in Nazionale, manciate di minuti contro Malta e Lettonia.

Soprattutto, il suo piede sinistro e la sua tecnica di dribbling entusiasmano (qui  il Karaiskákis esplode – Zizou!), e ha modo di perfezionare progressivamente la sua giocata preferita: partendo largo a destra, si accentra conducendo il pallone, eventualmente superando chiunque gli si pari davanti. È tatticamente Arjen Robben con la tecnica di dribbling di Dragan Stojkovic (la riflessione muove da un bellissimo pezzo di Daniele Manusia, se cliccate trovate anche un disegnino esplicativo).
È palese che con Messi non abbia nulla a che vedere, anche accettando le proporzioni. Il primo falso nueve, il secondo ala pura, il primo uno dei più grandi realizzatori della storia, il secondo discretamente allergico al gol. E va detto che, al di là dei facili entusiasmi, Ioannis è ancora un giocatore molto limitato, impercettibile fisicamente, distratto in difesa, con scarsissima propensione al tiro, cosa che gli rimproverano anche in Italia. Il suo gol più bello è un gol bruttissimo, lo segna al Panthrakikos in semifinale di coppa nazionale.

Usa un piede solo, fa sempre la stessa cosa, non lo prendono mai. Nei commenti un utente si augura possa giocare nel River Plate. Successivamente, l’Olympiakos vincerà la coppa.

Qui emerge il grandissimo pregio di Ioannis, che se fate una ricerca veloce c’è una pletora di allenatori e calciatori greci a ripeterlo, la testa sulle spalle. «Non mi piace il paragone con Messi. Mi chiamano così in ogni momento, ma non ne capisco il motivo. Non mi piace, semplicemente perché ognuno di noi è diverso dall’altro». Tendenzialmente Ioannis non evade le domande, se può esprime un giudizio di merito. Lo si adora anche per questo.
Nell’estate 2012 guadagna un prolungamento di contratto fino al 2016, e una clausola rescissoria di dodici milioni di euro. Solo un anno dopo arriverà al Genoa in cambio di quattro milioni.

Il 12 settembre 2013 Ioannis Fetfatzidis si presenta alla stampa italiana, «Agisco generalmente a destra, ma sono comunque a disposizione dell’allenatore», gli chiedono anche del derby di Genova con la lucidità e la professionalità che ci contraddistinguono, e lui risponde elegantissimo «È una partita speciale, faremo di tutto per cercare di vincerla». I lucidi e professionali signori di fronte a lui sembrano soddisfatti.
In Grecia non smettono di seguirlo, e qualche mese dopo una troupe di OteSport arriva a Pegli per una lunga intervista al ragazzo, a Gasperini, ai compagni. C’è entusiasmo.

Se masticate un po’ di greco e volete cimentarvici, le interviste con Fetfa riservano sempre qualche chicca.

Una valutazione univoca sulla prima stagione di Ioannis in Italia semplicemente non è possibile, ma io sarò parziale fin da subito. C’è da esserne felici, ma soprattutto fiduciosi, anche solo perché così non fosse non l’avrei notato e non avrei deciso di scriverne.

Provo anche ad affidarmi ai (modesti) dati oggettivi in mio possesso e vedere se dicono qualcosa loro.
Ioannis segna due gol e realizza tre assist, entra in campo 31 volte, 20 volte dalla panchina, invece 8 volte inizia titolare e poi viene sostituito. Dunque in totale solo 3 partite giocate per intero. Non semplicissimo incidere. Ovviamente la cosa non sembra pesargli, «a volte riesco ad entrare a partita in corso e a essere decisivo, forse perché le squadre si allungano e il mio dribbling è più utile ed efficace». Sempre con la testa sulle spalle, sempre con lo spirito giusto.
Ad ogni modo, è il dodicesimo uomo del Genoa per minuti giocati, quindi ha avuto le sue possibilità, e nonostante le cifre è il quinto marcatore della squadra (anche nella graduatoria in rapporto ai minuti giocati) e il secondo per numero di assist, dietro Matuzalem.

Espandendo la prospettiva, non si hanno che conferme sulle qualità (e sulle carenze) del ragazzo.
Ciò che salta subito all’occhio, con i parametri Opta è il quarto della lega nella classifica dribbling completati in relazione ai minuti giocati. Gliene riescono 3.72 ogni 90 minuti giocati, con il 58% di precisione (dribbling riusciti su dribbling tentati). Tra i primi 10, hanno una percentuale migliore di lui solo Kovačić, che viaggia su percentuali stellari, l’insospettabile Dramé, che giocando terzino non trova grande resistenza nei contrasti, e il mai abbastanza venerato Joaquín Sánchez.
È abbastanza chiaro che la sua tecnica palla al piede, fuori dal comune in Grecia, ha pochissimi eguali anche in Italia. Gasperini sembra esserne abbastanza contento, almeno stando alle parole di Fetfa: «Ho faticato poco perché quando ho la palla nei piedi ho piena libertà. È quando la palla ce l’hanno gli altri che devo stare attento, il mister mi chiede più attenzione alla mia zona».
La testa sulle spalle, quella non gli cade mai.

fetfa3Una delle migliori partite di Ioannis in questa Serie A, tra le linee larghe della difesa dell’Udinese tira fuori la specialità della casa: creare casino. A Gasperini piace molto.

Quanto alle carenze, mi è piaciuta una frase di un tifoso genoano, che mi pare rispecchiare anche la serenità di fondo con cui il Genoa ha vissuto questa stagione fra alti e bassi, e che certamente ha aiutato Ioannis a crescere, «i suoi difetti li conosciamo, ma probabilmente se non ce li avesse non sarebbe qui».
Comunque ho provato a verificare con i dati un luogo comune abbastanza ricorrente su di lui, il non la passa mai.Intanto, certamente ha una discreta precisione, 80%, nello standard dei buoni giocatori della lega.
La media passaggi tentati ogni 90 minuti giocati riporta un valore intorno ai 30. Molto più basso se paragonato ai valori di Cuadrado, Joaquín, Insigne, Callejon, Ljajić (tra i 40 e i 50), ma molto simile ai valori di Florenzi e Gervinho.
Di per sé non vuol dire niente, servirebbe un indicatore della qualità dei passaggi, in rapporto alle opportunità di passaggio, ma certamente indica che non esiste un’indisposizione al passaggio. Anzi, giocatori simili in un sistema simile (il palleggio insistito e serrante di Fiorentina e Napoli non è paragonabile) pensano al passaggio quanto ci pensa Ioannis.

Volendo affidarsi alle immagini, quando ha potuto giocarsi la sua carta migliore è sempre stato decisivo.
Le due giocate più belle della stagione (ma belle veramente) sono due transizioni veloci palla al piede: la prima in verticale (qui  al minuto 02:12), e va detto che Gilardino poi dimostra di essere il miglior centravanti al mondo, la seconda in orizzontale (qui al minuto 00:32), e anche qui sull’intelligenza della sponda di Gilardino ci si può costruire una letteratura, solo che poi De Ceglie segna un gran gol e tutti si distraggono. Forse pure Cesare.
Poi arriva la giocata più bella, il Genoa batte la Roma seconda in classifica, Ioannis vola in Brasile.

«Il Mondiale passa dal Genoa, ho fatto passi avanti e sono diventato più concreto anche se adesso mi manca solamente il gol». Profetico Fetfa.

Adesso mi tocca spiegare perché Fetfatzidis non ha nessuna speranza di giocare in Brasile.
Primo. Fernando Santos è un uomo di solidi princìpi, ad esempio ripete spesso «È importante che un giocatore abbia esperienza in modo che non venga sopraffatto dall’ansia in questi contesti. Quindi abbiamo bisogno di forti personalità», e infatti Karagounis e Katsouranis sono ancora lì, pilastri della Nazionale. Ioannis, invece, nel Giugno 2014 avrà ventitré anni e scarsa esperienza internazionale.
Secondo. Fernando Santos ha un solido progetto tattico, e Fetfa ha giocato solo sette minuti nell’intero girone di qualificazione, due ingressi al novantesimo. Non era affatto certo di essere convocato.
Terzo. La Grecia ha un girone difficile, Giappone, Costa d’Avorio e Colombia sono squadre più forti e più ambiziose. Saranno tre partite in cui difendersi e resistere, ripiegare nella propria area e darci di calcetti e gomitate basse. Ci vorranno gli uomini adatti.
Probabilmente, tra i sette minuti e il tocco sotto sull’uscita di Skorupski ci passa il 5 marzo 2014.
Al Karaiskákis, il suo stadio, la Grecia ospita la Sud Corea. Quando, al cinquantanovesimo, Fetfa entra in campo, la Grecia sta (meritatamente) perdendo due a zero, e l’impressione è che da lì in poi inizi completamente un’altra partita. Potete farvi un’idea qui.
Dal minuto tre e trentasei (del video), Fetfa è coinvolto in ogni azione e sembra perfettamente a suo agio nel fare quello che sa fare meglio: creare casino.
Lo si vede sulla destra, sulla sinistra, in transizione sulla trequarti, inserirsi per segnare, andare a crossare dal fondo. La Grecia finalmente costruisce, e avrebbe anche le palle gol per pareggiarla. È palese che, quando ci vorranno gli uomini adatti, Fetfatzidis sarà uno di loro.

Dopo aver consegnato alla stampa greca la lista dei ventitré giocatori, Fernando Santos ha dichiarato «mi dispiace non includere giocatori che ci hanno aiutato nella qualificazione, come Ninis e Siovas, ma la nazionale è al di sopra dei giocatori e al di sopra dell’allenatore. Dobbiamo usare la scelta più sicura». Come detto, è un uomo di solidi princìpi, tra i quali: chiamare sempre gli uomini più in forma. Se un folletto con la mania del dribbling assolutamente fuori dal progetto tattico è in gran forma, allora va chiamato.

Se la nazionale greca sul tetto d’Europa nel 2004 rappresenta l’acme, l’exploit, l’irriproducibile età periclea, a dieci anni di distanza, con la recessione e la decadenza, con la prospettiva che si allarga all’Asia, al Sudamerica e all’Africa Centrale, è saggio, è storico, è doveroso affidare la Grecia ad un ragazzo nato a un pugno di chilometri dalle rovine dell’impero di Alessandro, che con quel sinistro può condurre il pallone ovunque, e con quel carisma silenzioso può condurre la sua nazione al di là delle proprie reali possibilità.

Un po’ come Messi. Però chiamatelo Giannis.

fetfa2

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