Fútbol

Saggio breve sulla Grecia di Fernando Santos

 

fsantosAttenendosi al ranking Fifa, la Grecia è la decima potenza mondiale, merito di una difesa imbattuta otto volte su dieci, che in casa non ha subito un gol. Merito di un ingegnere portoghese. Breve analisi su come una squadra lenta, mediocre e mediamente anziana si prepara ad affrontare un mondiale tropicale.
di Francesco Lisanti

In Sudafrica, nel 2010, la Grecia offre uno spettacolo mediocrissimo. Per sostituire il santone Otto Rehhagel, la federazione greca pensa ad un ingegnere elettronico di Lisbona, un mese prima nominato Allenatore del decennio 2001-2010 della Greek Super League (in Grecia hanno premi fighissimi).
Dopo una lunga trattativa Fernando Santos accetta l’incarico quadriennale, con scadenza 30 giugno 2014.
Paradossalmente, se la Grecia arrivasse ai quarti di finale, il 5 luglio all’Arena Fonte Nova di Salvador sarebbe senza un allenatore.

Sotto la guida di Santos gli ellenici si qualificano agilmente per gli Europei di Polonia e Ucraina, giocano ottimamente il torneo continentale (eliminando la Russia), quindi si qualificano in scioltezza per i Mondiali brasiliani. Il girone di qualificazione è una marcia trionfale: otto vittorie, un pareggio, una sconfitta. Non è sufficiente per arrivare primi, passa la Bosnia di Džeko e Pjanić, ma una solida prestazione nello spareggio contro la Romania vale il pass mondiale. Attualmente la Grecia è decima nel ranking FIFA (davanti a Inghilterra, Belgio, Cile, Olanda, Francia, Croazia).
Non male, Fernando.

mitroglouMitroglou sa essere abbastanza esaltante.

Se può interessare, qui ci sono tutti i gol segnati nelle qualificazioni. Qui invece trovate la lista dei 23 convocati.

O engenheiro (curiosamente, stesso soprannome di Manuel Pellegrini) ha condotto la Grecia ai Mondiali con un atipico 4-3-3, che ha conservato l’impronta prettamente attendista della Grande Grecia di Rehhagel, per quanto Santos replichi sempre infastidito a questa considerazione («Non mi importa come le persone descrivano il nostro gioco o se il nostro stile sia più difensivo o offensivo. Giocheremo per raggiungere gli ottavi e lotteremo per questo con ogni mezzo», è indicativamente la risposta base).
Per questo motivo, la Grecia tendenzialmente non pressa alto contro le squadre più forti (però contro la Romania sì, ma solo con i tre attaccanti), né avrebbe le qualità atletiche per farlo, e si dispone bassa con metodo cholista, ovvero le linee di centrocampo e difesa molto vicine, i terzini strettissimi e le ali (Samaras a sinistra, Salpingidis a destra) a cui è richiesto il sacrificio di ripiegare fino al limite dell’area di rigore.
Questo permette, quando attaccata centralmente, ad uno dei due centrali di staccarsi per cercare l’anticipo sull’uomo, mentre l’altro (solitamente Papastathopoulos) rimane in copertura, con movimenti sempre molto coordinati.

grecia2Classica fase difensiva greca. Linee vicinissime, terzini molto stretti, Salpingidis e Samaras (che guarda in alto) difensori aggiunti. Solo Mitroglou oltre la linea della palla.

Qui sorge il primo problema, la coppia Papastathopoulos – Papadopoulos ha disputato un Europeo straordinario. Sono giovani, esplosivi, l’uno destro, l’altro sinistro, sembrano perfettamente assortiti.
Il primo viene da disputato una discreta stagione a Dortmund, complice l’indisponibilità di Subotić, il secondo dopo l’esperienza polacco-ucraina è caduto in una spirale di infortuni e sono due anni che sostanzialmente non vede il campo. In Brasile non ci sarà.
Nel ruolo di centrale sinistro, Santos ha alternato Siovas, che ha saltato per infortunio l’ultima parte della stagione e anche lui in Brasile non ci sarà, e Torosidis, soluzione non particolarmente convincente.
I greci confidano molto nell’esplosione del giovane Kostas Manolas, che ha sostituito proprio Siovas all’Olympiakos, e che potrebbe valere la pena tenere d’occhio.
Fernando Santos deve risolvere anche l’enigma portiere. Agli Europei ha giocato Sifakis, stavolta non convocato. Negli spareggi contro la Romania in porta ha giocato Karnezis, numero dodici del Granada con solo tre presenze all’attivo quest’anno, che al momento è favorito su Kapino, portiere del Panathinaikos. Chiunque giochi, è un ruolo che non sembra offrire particolari garanzie.
In ogni caso, il sistema difensivo è tuttora tra i più affidabili in Europa, in otto delle dieci partite del girone di qualificazione la Grecia non ha subito gol, in casa hanno conservato la porta inviolata. Numeri impressionanti.

Recuperato il possesso, non sempre la Grecia riesce ad attaccare gli spazi (delle scarse qualità atletiche si è già detto), allora preferisce crearli continuamente. In questo senso è fondamentale la presenza di Samaras, che a dispetto del metro e novantatré di altezza ha ottimi piedi (batte lui i calci piazzati), un’intelligenza calcistica nettamente superiore alla media, e agisce sostanzialmente da regista offensivo. Non si muove da ala, esce spesso a chiedere palla molto basso sulla sinistra, nel momento in cui la difesa sale a pressare taglia il campo a cercare Mitroglou o Salpingidis, uno dei migliori al mondo nel suo ruolo per movimenti senza palla e lettura dell’azione, uno dei peggiori al mondo per freddezza e coordinazione.
Da questa strana intesa fra tre giocatori completamente diversi, e soprattutto dallo stato di forma di Mitroglou, uno che tende a sembrare nel giro di pochi minuti ora il miglior attaccante d’Europa, ora uno che passava lì per caso, dipendono le chances di passaggio del turno della Grecia.
Contemporaneamente, per permettere questo tipo di giocata, entrambi i terzini salgono altissimi per creare ulteriori soluzioni offensive (e va detto, Holebas e Torosidis sono due gran terzini), e in fase di sviluppo del possesso spesso arrivano sul fondo a crossare.
In gran sintesi, assieme al tiro da fuori, soluzione graditissima (spesso con risultati sorprendenti), l’attacco della Grecia si fonda su inserimenti alle spalle della difesa e cross bassi dal fondo. Esemplari i gol contro Lettonia e Romania, entrambi di Salpingidis, entrambi con Samaras a ricevere basso e iniziare l’azione.

grecia3Contro le due linee schierate del Liechtenstein, Samaras si abbassa e si allarga. Con un tacco geniale lancia Holebas nello spazio, sul cross dal fondo si inserisce puntuale Salpingidis. È il gol del vantaggio.

I problemi nascono tutti nella transizione difensiva, sulla palla persa c’è uno spazio enorme alle spalle di Holebas e Torosidis, che difficilmente gli interni di centrocampo (in particolare, l’eterno Karagounis) riescono a coprire, e in questo caso è richiesto all’uomo davanti alla difesa, solitamente Tziolis (che ha giocato un grandissimo girone di qualificazione), di attaccare immediatamente il possesso avversario, alla ricerca di un rischiosissimo anticipo. Osservando i video dei (pochissimi) gol subiti, la Grecia ha sempre una disposizione difensiva indecifrabile, la conseguenza di una squadra che, se presa in velocità, non riesce fisicamente a riorganizzarsi. Nell’ultima amichevole, i sudcoreani hanno avuto vita facilissima muovendo il pallone in verticale di prima intenzione dalla difesa all’attacco. Hanno vinto 2-0. Potevano segnarne quattro o cinque.

greciaQui il terzino non è neanche nell’inquadratura. La corsa dei tre di centrocampo ricorda vagamente una scena di Holly & Benji. L’esterno sinistro coreano segnerà il semplicissimo gol del raddoppio.

Il sorteggio ha inserito la Grecia nel girone C, insieme a Colombia, Costa d’Avorio e Giappone. Quindi insieme a Cuadrado, Gervinho, Kagawa.
Buona fortuna, Fernando.

E in ogni caso, c’è da augurarsi Torosidis non abbia intuizioni del genere.

Conclusioni
Provando ad ipotizzare un undici iniziale, in porta gioca Karnezis, e lì che Zeu pater la mandi buona. I terzini sono obbligati, Holebas a sinistra, Torosidis a destra (e le rispettive riserve, Tzavellas e Vyntra, non sono affatto male). I centrali Papastathopoulos e Manolas, confidando nel giovane. Davanti alla difesa Tziolis, sul quale consiglio attenzione, e ai suoi fianchi Karagounis (Santos crede molto nell’esperienza, nelle partite che contano) e Maniatis (malgrado Santos creda nell’esperienza, Katsouranis arriva da una pessima stagione, suggellata da un errore imbarazzante contro la Sud Corea).
Dei tre d’attacco s’è già ampiamente detto, solo che se Mitroglou sarà nella fase lunare uno che passava di lì per caso, gli subentrerà il sempiterno Theofanis Gekas (non in formissima, e non bellissimo). E sulle ali potrebbe essere lanciato Fetfatzidis, il migliore contro la Sud Corea.

Per quanto abbia sempre sviluppato ammirazione per le squadre esperte, strettamente organizzate e dal grande QI calcistico, la Grecia non ha chances di passare il turno. Il Giappone di Zac, il migliore di sempre, la Costa d’Avorio, che ha l’ultima possibilità di non sprecare una generazione d’oro (ha vinto pochissimo anche in campo continentale), e la splendida Colombia del vate Pekerman hanno una qualità atletica e tecnica semplicemente troppo superiore.
Tuttavia sarà commovente osservare come il calcio grintoso e frustrante di Fernando Santos (che vanta sempre molto una frase che attribuisce a Trapattoni, «bisogna sputare sangue per battervi») proverà strenuamente ad opporsi al calcio muscolare eppure funambolico dei tre avversari. Nel mio immaginario, è la vecchia Europa (vecchissima, decadente, in recessione) che non cede ostinata il passo alle nuove potenze del calcio mondiale.

Alalà, Fernando!

(Video finale per esaltarvi). Πάμε Βραζιλία!

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4 thoughts on “Saggio breve sulla Grecia di Fernando Santos

  1. Nicola ha detto:

    Degno di Federico Buffa. Se lo legge gli viene l’idea di “raccontare” con dei saggi brevi le 24 qualificate al mondiale. Ma forse non c’è più tempo!

  2. Pingback: Chiamatemi Giannis | WannaBe Blog

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