Fútbol, Racconti Mondiali

[8 – 11 – 18 – 25]. Racconti mondiali.

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A ventuno giorni dal Mondiale, ho immaginato che l’ultima settimana di calcio europeo fosse un ponte ideale verso il grande palcoscenico brasiliano. La narrazione delle ultime ore della stagione attraverso quattro prospettive singolari e differenti è l’occasione per inaugurare una serie di quattro racconti. Biografie di calciatori che con ogni probabilità in Brasile ci saranno, e che in ogni caso, per i motivi che elencherò, avrei tenuto in particolare considerazione.
di Francesco Lisanti


14 maggio 2014 – ore 22.56

Il numero 11 raccoglie un pallone al limite della propria area di rigore, lo accarezza con il destro, scavalcando un avversario, riceve dal compagno il pallone di ritorno, quindi con il sinistro (il suo piede debole, in linea teorica), di prima intenzione, al minuto centouno, realizza il passaggio della stagione, di quelli che dai, non può averlo fatto, che dai, mi sono distratto e avete montato su una compilation di Steve Nash. Segue una conclusione a lato di poco.
Più tardi festeggerà, in lacrime, solleverà la coppa, cercherà la telecamera per dedicare la vittoria ad un ragazzo scomparso prematuramente.

17 maggio 2014 – ore 18.14
[Due minuti dopo aver subito il gol del pareggio, non un buon momento per uscire. La sequenza segue un copione abbastanza noto ai più attenti, il giocatore solleva un braccio, si rivolge alla panchina con aria sofferente, fa segno che forse ce la fa, denti stretti e testa altrove. Un minuto dopo si accascia, piange, esce, continua a piangere.]
Il numero 25 non s’aspetta di leggere il suo numero sul tabellone, entro io davvero? Qualcuno certamente pensa il calcio è strano, stai a vedere, proprio lui, l’uomo che non t’aspetti.
Del suo contributo in questo pareggio, che a conti fatti è una sconfitta, si ricorda solo una serie di controlli sgraziati, di passaggi macchinosi, e un goffissimo fallo di mano al minuto settantadue.

18 maggio 2014 – ore 16.43
Il numero 18 fa quello che sa fare, quello che prova a fare da quando è entrato in campo, dettare il passaggio, inserirsi tra le linee.
Non è mai facile, all’ultima di campionato, giocarsi qualcosa e realizzare che nessuno intorno a te sta giocando per qualcosa, che c’è un sole bellissimo, un clima da bella per tutti, che i tifosi son sereni e applaudono comunque, e quelli dell’altra squadra figurarsi, dopo una stagione così.
Quando il passaggio arriva, il controllo a seguire di sinistro è delizioso, il tocco sotto, sempre con il sinistro, sull’uscita del portiere, in un’epica battaglia fra cognomi complicati, è il sigillo, il francobollo sulla raccomandata. Rio, sto arrivando.
Il lunedì successivo arriverà la buona notizia.

. . .

Bonus Track
18 maggio 2014 – ore 23.06
Il numero 8 è – si presume – nella sua stanza, mentre la squadra per cui gioca, e di cui è giocatore più rappresentativo, per lo meno in campo internazionale, perde due a uno, senza neanche meritarlo troppo.
Due rigori contro, mannaggia, pensano i tifosi. Se ci fosse stato lui, pensano, magari, anche.
Mentre la sua squadra perde due a uno, lui è nella Silicon Valley, in quello spicchio di mondo che il Padreterno e il suo allenatore devono adorare moltissimo, se l’uno ci ha stabilito le più grandi aziende del pianeta e l’altro la sua residenza e la sede del ritiro della Nazionale.
«Incredibile sforzo da parte dei ragazzi oggi. Continuate a testa alta.», twitta subito dopo, da uomo intelligente, da giocatore più rappresentativo. I tifosi rispondono grazie, ti aspettiamo in Nazionale.

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