[Ma'taərə]

POLAR EXPRESS E VOGLIO FARE IL FERROVIERE

Ovvero: quando esami, meteo e trasporti pubblici si scontrano per la supremazia. Al Sud Italia. Lettura leggera.
di Benedetto Lamacchia Acito

Il sette gennaio dovevo prendere un aereo per Milano. Lasciamo per un attimo da parte lo scazzo solito che precede questo rituale e concentriamoci sulla situazione: nevicata storica nella city, i vecchi che fanno i gradassi con gli ‘eh ma noi nel ’56, due metri di neve’, i giovani che li smerdano su due piedi con una veloce ricerca google, i giovani che vanno a fare la spesa ai vecchi, le foto tutte uguali sui social network, vabbè: l’inferno è molto più vicino alla Lapponia che non al Sahara, mi sa.

Mi svegliano per le nove e mezza, alle dieci sto alla stazione delle Ferrovie Appulo Lucane di Matera Sud. In mezzo, una traversata di centocinquanta metri in stato di semi-incoscienza, il ghiaccio davanti alla porta di mio zio come sveglia, i piedi e le gambe un trenta centimetri buoni nella neve, la faccia sferzata dalla bufera. Molti propositi poco edificanti per l’anno nuovo.

Insomma, arriviamo là col mio vecchio e un simpatico baffo bianco, appena ci vede entrare, già tenta di comunicarci con le espressioni del volto la buona novella che nessun treno è partito dalle sette, orario del primo. È felice, finalmente qualcosa di cui parlare, un cono d’ombra nel quale la luce del progresso tecnologico non è riuscita a sostituire l’addetto umano: dare cattive notizie. Nella sala d’attesa siamo gli unici, Baffo sta dietro una lastra di vetro, nella stanza attigua si sente un vociare di macchinisti e altri impiegati delle FAL. Restiamo là a cincischiare, più perché la stanza è riscaldata che per altro, poi arriva il capostazione:
‘parte qualcosa?’ ‘eh al momento non sappiamo’ ‘ aspettiamo?’ ‘provate, non abbiamo ancora avuto

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disposizioni’. ‘A Pescariello- interviene Baffo- ci sono due metri di neve’.
Pescariello è una stazione inutile e, per quanto utilizzatore sporadico del trenino suddetto, non mi è mai capitato di vedere qualcuno salire o scendere a quella fermata. Avranno una percentuale di pezzi da novanta sulla popolazione che Città del Vaticano scansate. Ma ecco che Pescariello, il sette gennaio duemiladiciassette, batte un colpo e ti erige un muro di neve sui binari: se noi non siamo stati toccati dallo sviluppo infrastrutturale non lo sarà nessuno, dice Pescariello. E stendiamo un velo pietoso su Baffo, che aveva informazioni ma ha preferito conservarsele per farsi bello agli occhi del capo al momento opportuno.

 

 

A questo punto devo andare in bagno. Esco dalla stanzetta e mi dirigo lungo la banchina verso i servizi, so benissimo dove sono perché io dalla stazione di Matera Sud ci passo da anni per andare a giocare a pallone, si taglia un bel pezzo. Peraltro ci passo anche la domenica, scavalcando, anche se ora non più tanto perché sulle scale che collegano la stazione a Lanera ci sta sempre gente a farsi le canne, e non c’è neanche più la gente del quartiere, che bene o male conosco, il giro si è allargato troppo evidentemente, e quindi non voglio disturbare né farmi disturbare da questi sconosciuti.
Ora, il cesso è chiuso, e quindi devo tornare a casa, il che significa gelo più mia madre che

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non è questo il Golden Retriever

gongola. E pazienza. Torno, piedi e gambe un trenta centimetri buoni nella neve, ghiaccio e imprecazioni, non tornerò mai più a Milano, lo dico e lo faccio, eccetera. Subisco domande e sentenze definitive mentre sto sulla tazza, poi di nuovo in marcia. A metà strada mi si para davanti un golden retriever grasso, probabilmente vecchio, forse un incrocio, e mi si butta addosso. Provo un misto di felicità trasmessami dalla bestia e di rabbia e invidia, perché un cane ha vitto e alloggio e può spassarsela nella neve mentre io, che dovrei essere una intelligenza superiore, sto a tribolare davanti a un vetro delle ferrovie appulo-lucane.
‘Ma che vi conoscete già?’ mi fa il padrone, uno sulla cinquantina, ‘veramente no’, ‘sta proprio rincoglionito allora’. Già, lui. C’è qualcosa di tremendamente sbagliato nel come va il mondo. Del come vada la viabilità al sud, non ne parliamo neanche.

A mezzogiorno e diciassette- guardo l’orologio appeso alla parete perché è chiaro da subito che si tratta di un evento memorabile- sbuca dal tunnel una enorme massa bianca: un trenino FAL vestito da Polar Express buca la tempesta e si ferma davanti alla stazione. Dallfala stanza del personale si sentono urla, grasse risate, applausi che manco alla NASA quando riuscì l’allunaggio, credo, anzi sicuramente, perché almeno i tecnici della NASA avevano il conforto dei calcoli, i nostri davano 1 a 20 la probabilità che un loro mezzo riuscisse nell’impresa, come minimo. Escono dall’abitacolo una folta squadra di macchinisti, controllori in divisa e tecnici di vario titolo con le pettorine catarifrangenti. Una nuova speranza, direbbe George Lucas. ‘Quindi si passa?’ Quelli del retrobottega escono a complimentarsi con gli eroi, pacche, buffetti e motteggi, gli eroi visibilmente fieri, emozionati, una giornata da ricordare, e chi l’avrebbe detto quando sono stato assunto che qui, alle FAL, sarebbe accaduto che.. ‘Abbiamo lavorato fino ad ora, mò si può arrivare a Matera Nord.’ Il volto stanco ma soddisfatto. Un piccolo passo per le ferrovie appulo-lucane, un grande passo per l’umanità.

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C’è sempre quell’ ‘eh’ a precedere le risposte del capostazione, e il tempo passa. A Matera Centro, ovvero non più di trecento metri più in là in linea d’aria, il capostazione ha già da tempo fugato ogni speranza. Ma noi qua abbiamo quell’eh, che un po’ sintetizza tutta una filosofia di vita e di gestione dei trasporti. Al cambio turno, verso l’una, Baffo se ne va e arriva una sulla trentina con un signor culo, quantomeno. Alle due- eravamo rimasti lì più perché si era detto che si stava fino alle due che per altro- il treno inizia a scaldare i motori per la corsa delle 14 e 17 e arriva pure qualche passeggero. MA ALLORA PARTE?!? ‘La tratta è garantita fino ad Altamura, poi non sappiamo’ MA MANCANO 10 MINUTI ALLA PARTENZA, COME È POSSIBILE?! ‘I mezzi stanno provando a sfondare il muro- il suddetto muro di Pescariello- ma non sappiamo se e quando ce la faranno. Io, se posso, non partirei col rischio di restare bloccati ad Altamura’.

Mentre pranzo fuori tempo massimo, arriva l’SMS di Ryanair che si duole della chiusura dell’aeroporto. Almeno questo. E gli esami? Ma, inspiegabilmente, non mi sento imbestialito, né depresso, né niente. Ripenso a tutto: Baffo, l’impiegata, il fischio nella sala d’atteso che rimbomba sulle pareti lastricate
di marmo, il Polar Express.. voglio fare il ferroviere! Le tasse sui rifiuti, gli eroi di Matera Nord, Pescariello, le urla di gioia.. bellissimo, bellissimo!

 

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Europei 2016, Fútbol, Senza categoria

Graziano Pellè, storia di un semidio

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Scontro tra uomini e dei, ricerca dell’immortalità, peripezie e viaggi in luoghi remoti e al confine del mondo sono tòpoi della favola mitica, ma anche dell’epica sportiva
di Marcello de Bonis



“Lo sport è nella sua sostanza archeologia dei miti […]. Lo sport è diventato l’ambito di una mitologia profana […]. Il ruolo sociale di base dello sport consiste nel fatto che esso offre all’uomo di oggi una mitica soluzione dello scontro tra vita e morte e che le rappresentazioni sportive sono palcoscenico di una morte rituale e simbolica e dell’eterno ritorno della vita.”
(Ivan Čolović, Campo di calcio, campo di battaglia, 1999).

Come ogni mito che si rispetti, anche il nostro ha una struttura ad anello: parte da Troia e a Troia termina. “Parte” nel vero senso della parola, perché Idomeneo, nipote di Teseo, dopo aver preso parte all’inganno del cavallo, torna in patria, ma trova il trono usurpato e “parte” allora per il Salento. In quella zona che prenderà il nome di Magna Grecia, Idomeneo fonda Lecce. Tre millenni più tardi, in quella terra già semidivina per origine, nasce un altro semidio, anche lui bellissimo come Idomeneo, Graziano Pellè.

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Europei 2016, Fútbol, Ignorandum, Pagellone

IL WANNABE PAGELLONE vol. III

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«Oggi nessuno vuole copiare nessuno e il cinema italiano che osserviamo, pur vitale, non è originale proprio perché non copia. È un peccato». (Ettore Scola)

In due anni sono cambiate molte cose, ma non le nostre convinzioni: in occasione degli Europei siamo tornati a copiare miseramente ed anche in ritardo idee già avute da altri, con risultati decisamente migliori tra l’altro. Amici e collaboratori di WannaBe Radio e del WannaBe Blog hanno redatto la loro personalissima pagella su alcuni dei protagonisti dell’emozionante vittoria contro la Svezia. Prima o poi le pagelle scompariranno, e converrà farsi trovare dalla parte giusta della storia.
di Redazione


Giorgio Chiellini, Leonardo Bonucci, Andrea Barzagli
di Marcello De Bonis

Nell’Italia pensata da Conte, i tre fanno blocco unico, sono un giocatore solo, uno e trino, come Padre, Figlio e Spirito Santo per intenderci. Ognuno completa l’altro, come nel Tetris: Barzagli è il tetramino blu, a forma di J, elegante e impeccabile; Chiellini è quello arancione, a forma di L, grintoso e ruvido; Bonucci è il pezzo celeste, a forma di I, estroso e sicuro, che si inserisce perfettamente tra gli altri due.

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Europei 2016, Fútbol, Ignorandum, Pagellone

IL WANNABE PAGELLONE vol. II

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«Oggi nessuno vuole copiare nessuno e il cinema italiano che osserviamo, pur vitale, non è originale proprio perché non copia. È un peccato». (Ettore Scola)

In due anni sono cambiate molte cose, ma non le nostre convinzioni: in occasione degli Europei siamo tornati a copiare miseramente ed anche in ritardo idee già avute da altri, con risultati decisamente migliori tra l’altro. Amici e collaboratori di WannaBe Radio e del WannaBe Blog hanno redatto la loro personalissima pagella su ciascuno dei quattordici protagonisti del trionfo a La Gerland. Prima o poi le pagelle scompariranno, e converrà farsi trovare dalla parte giusta della storia.
di Redazione


Gianluigi Buffon
di Tommaso Calculli

Ordinaria amministrazione per il Capitano azzurro, che si trova ad affrontare il temibile attacco belga grazie al quale gli avversari erano dati per favoriti da tutti, italiani in primis. Con questa riflessione non si vuole screditare la vittoria della Nazionale, ma sottolineare che  tirare da 30 metri pare adeguato solo al livello del calcio giocato in piazzetta. Non riescono ad entrare in area palla al piede perché “si sa che abbiamo la migliore difesa del mondo”, ma è opportuno passarla se hai Buffon a coprire i 7 metri …
«Ma noi abbiamo Buffon».
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Politix, Tecnocrazia

IL CENTRODESTRA ITALIANO FA CACARE

Quello che tutti pensano ma  nessuno dice davanti al cadavere di Forza Italia
di Benedetto Lamacchia Acito


Lo diremo subito e senza ghirigori retorici: il centrodestra italiano fa cacare.

Vedi Forza Italia nel 2016 e ti chiedi: cosa accadeva, quando il re si avviava verso i Campi Elisi, alla schiera di giullari e cortigiani che lo avevano allietato nel suo corso terreno? Ma soprattutto, parafrasando: cosa sarebbe lecito aspettarsi ora che Silvio Berlusconi ha già un piede nella Cesano Boscone della politica? Forza Italia ha applicato quello che potremmo definire il ‘metodo 90° minuto’, quando ad inizio anni 2000, alla morte di Tosatti, si preferì promuovere la valletta (democristianamente definita ‘co-conduttrice’) a Giorgio Tosatti piuttosto che sostituire il preparato commentatore con un altro giornalista di spessore – il solito colpo di classe cui mamma rai ci ha abituati, insomma. L’intuizione del secolo. Continua a leggere

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Senza categoria

Nota cruda, a margine degli eventi di Parigi

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Sopravvivere nell’Europa del pensiero debole, vittima del terrorismo e di se stessa.
di Benedetto Lamacchia Acito


Premessa: non sono stato in grado, nonostante ripetuti tentativi, di scrivere qualcosa di composto. Spero che il lettore possa trovare parole più consone ad un funerale collettivo sui social network o nelle omelie del giorno.

Chissà come ci dipingeranno gli storici che avranno il compito di raccontare la nostra epoca. Se fossi uno di loro, partirei da questa immagine: decine di cadaveri disseminati in un teatro parigino. E forse mi fermerei qui, perché aggiungere qualcosa significherebbe togliere molto alla disarmante efficacia di questa spiegazione. Continua a leggere

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Fútbol, [Ma'taərə]

Il Matera di Dionigi in 10 immagini

Dieci immagini per provare a capire come gioca e che speranze ha il nuovo Matera affidato a Davide Dionigi, che ha cambiato praticamente tutti i giocatori, e non è partito benissimo.
di Francesco Lisanti


Quando Dionigi commenta la partita con la Fidelis Andria e dice «dobbiamo migliorare soprattutto in fase realizzativa perchè non possiamo permetterci di arrivare quattro volte davanti alla porta e non segnare», oppure «c’è stato un quarto d’ora di black-out dove ci siamo fatti praticamente due gol da soli» o ancora «se sfruttavamo meglio le occasioni sicuramente la gara si metteva su binari diversi», io spero che menta sapendo di mentire.

Lo scenario che dipinge Dionigi, quello in cui Regolanti non spara il pallone sul portiere dopo un controllo goffo, quello in cui Letizia centra la porta dopo trenta metri di corsa alle spalle della difesa dell’Andria, è uno scenario che non possiamo permetterci. È quello in cui Regolanti è una prima punta anche solo decente, è quello in cui Letizia che ha appena recuperato da un infortunio trova energie e lucidità che in ogni caso non ha mai avuto. Non puoi allenare (in una settimana!) la #FreddezzaSottoPorta, praticamente il trendintò delle analisi sportive sul Matera in questi sette giorni. Puoi però allenare e migliorare tutte le altre cose che decisamente non funzionano, alcune macroscopiche, che si sono viste ben prima (e anche molto dopo) del proverbiale #QuartodOraDiBlackOut. Continua a leggere

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